Nazionale

Piante e stress: quattro rimedi da conoscere

Camomilla, bacopa, biancospino e rodiola vengono descritti come possibili supporti per ansia, lucidità, palpitazioni e stanchezza.

Il rientro al lavoro e la ripresa degli impegni dopo le vacanze possono accentuare stanchezza, tensione e difficoltà di concentrazione. Tra i possibili supporti vengono indicate le piante adattogene, sostanze vegetali che, secondo il medico Gianfranco Trapani, non agirebbero su un singolo sintomo ma favorirebbero una risposta più equilibrata dell’organismo allo stress.

Il principio alla base di questo approccio è sostenere le normali funzioni fisiologiche, comprese quelle del sistema nervoso e immunitario, senza spegnere artificialmente i segnali di allarme. L’esperto sottolinea tuttavia l’importanza di scegliere estratti standardizzati e di affidarsi al consiglio di un medico o di un farmacista, soprattutto quando sono presenti disturbi persistenti o si assumono altri trattamenti.

Camomilla e bacopa per ansia e concentrazione

La camomilla non viene associata soltanto al sonno. Secondo Trapani, l’estratto secco può risultare più efficace dell’infuso nel contrastare i disturbi d’ansia. L’apigenina, uno dei suoi componenti, avrebbe un’azione calmante e potrebbe contribuire a ridurre agitazione e sintomi depressivi lievi legati allo stress. La pianta svolgerebbe inoltre un’azione antispastica sulla muscolatura di stomaco e intestino, aiutando a contenere crampi e tensioni addominali.

Il dosaggio indicato dall’esperto è di 300 milligrammi di estratto secco tre volte al giorno. In alternativa si possono utilizzare 15 grammi di fiori secchi in 500 millilitri d’acqua, lasciati in infusione per 15 minuti. In soggetti sensibili o in caso di uso eccessivo, la camomilla può però provocare insonnia, agitazione e nausea.

Per la cosiddetta nebbia cognitiva viene proposta la Bacopa monnieri. I bacosidi, i suoi principi attivi, sono descritti come sostanze in grado di sostenere memoria e attenzione e di proteggere il cervello dallo stress ossidativo, senza la sovraeccitazione tipica di alcuni stimolanti. Il dosaggio suggerito è di 100-200 milligrammi di estratto secco due volte al giorno. L’assunzione a stomaco vuoto può causare nausea o crampi, mentre i benefici, secondo il medico, richiedono continuità e possono stabilizzarsi dopo circa sei mesi.

Biancospino e rodiola contro i sintomi dello stress

Quando la tensione si manifesta con palpitazioni, tachicardia o sensazione di fame d’aria, il biancospino viene indicato come possibile rimedio mirato. La pianta contribuirebbe a stabilizzare il ritmo cardiaco, ridurre l’eccitabilità del miocardio e favorire il rilassamento. L’esperto indica 400 milligrammi di estratto secco tre volte al giorno prima dei pasti, anche per periodi fino a sei mesi, ma raccomanda una valutazione medica prima dell’uso: il biancospino può abbassare eccessivamente la pressione o rallentare il battito.

Per la stanchezza fisica e mentale viene invece citata la Rhodiola rosea, considerata da Trapani un adattogeno particolarmente completo. Il suo impiego viene collegato a una maggiore resistenza alla fatica, alla lucidità mentale e alla capacità di sostenere periodi di forte pressione. La dose indicata è di 200-300 milligrammi di estratto secco due volte al giorno, al mattino e a metà giornata, perché l’assunzione serale potrebbe disturbare il sonno. La rodiola è sconsigliata in gravidanza e allattamento e, secondo l’esperto, andrebbe acquistata da coltivazioni controllate, poiché è una specie a rischio di estinzione.

La qualità del prodotto resta un elemento decisivo. La standardizzazione dovrebbe garantire una quantità minima di principi attivi, mentre provenienza ed essiccazione possono influire sulla composizione dell’estratto. È quindi preferibile evitare offerte online eccessivamente economiche o etichette incomplete, rivolgendosi a farmacia, erboristeria o professionisti sanitari. Le indicazioni riportate non sostituiscono il parere medico, in particolare in presenza di ansia, problemi cardiaci, terapie in corso o sintomi che non passano.