Nuovi percorsi di formazione per consentire al personale sanitario di gestire direttamente in istituto un numero maggiore di casi e ridurre, quando possibile, gli invii al pronto soccorso. È la proposta emersa durante il sopralluogo dell’assessora regionale alla Sanità e alle Politiche sociali Monia Monni al carcere della Dogaia, struttura finita al centro della cronaca nelle ultime settimane per diversi episodi di violenza.
Attualmente dalla struttura parte in media un invio al pronto soccorso al giorno, anche se la frequenza varia nel corso dell’anno. Il periodo più complesso, secondo quanto riferito dall’assessora, è agosto. L’obiettivo dei nuovi percorsi è rafforzare la capacità degli operatori di affrontare all’interno dell’istituto le situazioni sanitarie più frequenti, fermo restando che per alcuni casi resta necessario il ricorso alle strutture ospedaliere.
Le condizioni della struttura
La visita ha permesso di fare il punto sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria penitenziaria. Alla Dogaia sono presenti circa 630 detenuti e più di 200 operatori sanitari, oltre a una dotazione significativa per la diagnostica. La principale preoccupazione riguarda però gli spazi destinati alle attività sanitarie, descritti da Monni come angusti e non sufficienti a garantire pienamente la sicurezza di medici, infermieri e degli altri professionisti.
Per l’assessora, l’assistenza all’interno del carcere deve essere considerata a tutti gli effetti parte del sistema sanitario e assicurare alle persone detenute lo stesso livello di cure garantito nel resto del territorio. Questo obiettivo, ha sottolineato, deve procedere insieme alla tutela degli operatori, chiamati in alcuni casi a lavorare in condizioni di sicurezza insufficienti pur di garantire le prestazioni.
Dipendenze e salute mentale
Tra le criticità affrontate durante il sopralluogo ci sono anche le dipendenze e le fragilità psichiche, spesso presenti contemporaneamente nelle stesse persone. Monni ha richiamato in particolare i casi di doppia diagnosi, evidenziando la necessità di disporre di ambienti adeguati per permettere al personale di intervenire con maggiore sicurezza.
La Regione sta lavorando anche sul tema generale della sicurezza degli operatori sanitari negli istituti penitenziari, attraverso nuove risorse e percorsi di formazione. Nel corso della visita è stato inoltre affrontato il capitolo degli interventi strutturali: Monni ha confermato che la palazzina del pronto soccorso sarà ultimata, nel rispetto dell’ultimo cronoprogramma indicato.