Correre dopo i 40: i consigli di Federica Moroni

L’atleta ha iniziato a 42 anni: costanza, ascolto del corpo e allenamento progressivo accompagnano ogni percorso

Federica Moroni ha iniziato a correre dopo i 40 anni e nel febbraio 2024 ha stabilito il record italiano sulla 100 chilometri, durante la terza Ultramaratona del Conero. Insegnante di lettere e atleta di Rimini, racconta di considerarsi una persona normale, poco incline alle regole e ai programmi rigidi, ma la sua esperienza dimostra che anche in età adulta è possibile avvicinarsi alla corsa e raggiungere obiettivi ambiziosi.

La passione è nata quasi per caso, a 42 anni, dopo una sfida con un’amica runner che si stava preparando alla maratona di New York. Prima di allora Moroni aveva praticato soprattutto nuoto, disciplina iniziata da bambina e ripresa intorno ai 30 anni dopo una pausa legata agli studi. Dal confronto tra le due attività ha ricavato una convinzione: sulle lunghe distanze la corsa offre un movimento naturale, meno vincolato dall’attesa, dalla tecnica e dalla pressione del cronometro. Il nuoto, però, le ha insegnato a gestire la fatica e a prestare attenzione alla respirazione.

Iniziare con gradualità

Secondo Moroni, non è mai troppo tardi per cominciare. Dopo i 40 anni, spiega, si è più consapevoli del proprio corpo e delle proprie motivazioni: non si corre per dimostrare qualcosa agli altri, ma per stare meglio. Il primo suggerimento è trovare una persona con cui allenarsi, così da mantenere più facilmente la motivazione. Anche dieci minuti al giorno possono essere sufficienti, se inseriti in un percorso costante e rispettoso dei segnali fisici.

L’atleta invita a non esagerare con tecnologia, attrezzatura costosa e piani alimentari complessi. Il tentativo di imitare i professionisti può generare ansia e allontanare dal piacere dell’attività. Per correre a lungo, sottolinea, sono importanti soprattutto recupero e prevenzione. Se compare la stanchezza, bisogna rallentare e imparare a dosare gli sforzi, qualità che l’esperienza può aiutare a sviluppare.

Il suo allenamento settimanale resta flessibile: circa un’ora di corsa, qualche ripetuta in pista oppure un’uscita sul lungomare, in base al calendario delle gare. Nelle competizioni più lunghe, come la 100 chilometri, la componente mentale vale quanto quella fisica. Servono concentrazione, pazienza e strategia per controllare il ritmo, non consumare subito le energie e affrontare ogni fase della prova.

Dal cammino alla corsa

Per chi parte da zero, Diana Tomasi, responsabile del mezzofondo e referente del gruppo Master di Atletica Vicentina, consiglia di cominciare camminando. L’indicazione è dedicare almeno mezz’ora all’attività, in piano e due o tre volte alla settimana, aumentando poi gradualmente durata, velocità e difficoltà del percorso. Quando si riescono a coprire con facilità 7-8 chilometri, si possono alternare camminata veloce, corsa blanda e passeggiata.

L’obiettivo è ridurre poco alla volta gli intervalli camminati, fino ad arrivare a correre per 20-30 minuti consecutivi. Un criterio pratico, in assenza di cardiofrequenzimetro, è verificare di riuscire a parlare mentre si corre. Per Moroni, la continuità nasce dal divertimento, dalla curiosità e dalla voglia di mettersi alla prova: anche dopo i 50 anni, conclude, si può ancora migliorare, rispettando il corpo e valorizzando l’esperienza.