Si è svolta al Sostegno del Canale dei Navicelli, in via di Porta a Mare, la cerimonia per l’83° anniversario del primo bombardamento di Pisa. Dopo la deposizione di una corona d’alloro sulla lapide dedicata alle vittime del quartiere, il sindaco Michele Conti ha ricordato la tragedia del 31 agosto 1943 e le persone che persero la vita sotto le bombe.
In pochi minuti, l’attacco distrusse o danneggiò gravemente quartieri, ponti, fabbriche e strade. Furono colpiti i Lungarni, la stazione ferroviaria e Porta a Mare. Tra gli obiettivi raggiunti ci fu anche la Saint-Gobain, una delle principali realtà industriali cittadine, dove diversi operai morirono durante la pausa pranzo. Le bombe colpirono uomini, donne e bambini che si trovavano al lavoro o in casa con le proprie famiglie.
Le vittime e le conseguenze dell’attacco
Secondo le cronache ufficiali, quel giorno morirono 952 persone, mentre migliaia rimasero ferite. Il numero dei dispersi non è mai stato definito con certezza. Gli archi delle gallerie del Cimitero di via Pietrasantina furono utilizzati per accogliere i corpi delle vittime, in una città profondamente segnata dalla distruzione.
L’attacco cambiò in poche ore il volto di interi quartieri e sconvolse la vita di migliaia di famiglie. Dietro il bilancio complessivo restarono storie di case perdute, nuclei familiari distrutti e persone rimaste senza nulla. Per Pisa, ha sottolineato il sindaco, il 31 agosto non rappresenta una semplice ricorrenza, ma un passaggio della memoria collettiva attraverso cui leggere anche il presente.
Il richiamo alle guerre contemporanee
Nel suo intervento, Conti ha collegato la commemorazione allo scenario internazionale attuale, segnato da guerre, tensioni e instabilità geopolitica. Il conflitto in Ucraina e le crisi in Medio Oriente continuano a produrre sofferenze, mentre Italia ed Europa sono chiamate a lavorare per una pace giusta e duratura, nel rispetto del diritto internazionale e attraverso la diplomazia.
Il primo cittadino ha richiamato anche le relazioni costruite da Pisa con altre comunità, tra cui il rapporto di amicizia con Gerico, mantenuto nonostante gli anni più difficili. Il dialogo, la cooperazione e gli incontri tra comunità diverse sono stati indicati come strumenti attraverso cui una città può contribuire alla sicurezza dei popoli e alla costruzione della pace.
Il bombardamento del 31 agosto 1943 fu l’inizio di una lunga stagione di attacchi, distruzioni e sfollamenti che accompagnò Pisa fino al 2 settembre 1944. Dopo la guerra, però, la città riuscì a rialzarsi: furono ricostruite abitazioni, strade, ponti e attività produttive, ma anche i legami di una comunità provata. La pace e la libertà, ha concluso Conti, devono essere custodite e difese ogni giorno per onorare chi perse la vita.