La Roma di Gian Piero Gasperini ha già iniziato a lanciare segnali fortissimi, ma la sensazione è che il margine di crescita sia ancora enorme. Perché se il rendimento del precampionato ha lasciato spazio a qualche interrogativo, le prime due giornate di Serie A hanno spazzato via praticamente ogni dubbio: prima la Fiorentina, poi il Lecce, con una squadra apparsa progressivamente più sicura, organizzata e dominante. E la domanda viene quasi naturale: quanto può diventare forte questa Roma quando Gasperini avrà a disposizione tutte le sue armi?
Il tecnico non ha ancora utilizzato a pieno alcune pedine che potrebbero cambiare ulteriormente il volto della squadra. In difesa, ad esempio, c’è Balerdi, elemento dotato di personalità e leadership che può aggiungere ulteriore solidità alla fase di non possesso. A centrocampo aspetta invece il suo momento De Roon, impiegato soltanto per pochi minuti a Lecce ma prezioso per permettere a Cristante e Manu Koné di rifiatare durante una stagione che, con la Champions League, sarà inevitabilmente lunga e dispendiosa.
E poi ci sono Castro e Rodrigo Mora. Il primo ha trovato finora poco spazio soprattutto per la presenza di un Malen semplicemente devastante. Il portoghese, invece, è arrivato nella Capitale con un effetto immediato: il suo acquisto ha dato una scossa anche a Soulé, reduce da una stagione complicata e ora molto più coinvolto nel progetto.
Numeri da grande squadra
I numeri raccontano meglio di qualsiasi impressione il momento della Roma. I giallorossi hanno vinto le prime due partite di campionato con otto gol segnati e zero subiti, un risultato che nella storia del club non era mai arrivato con un margine complessivo così netto. Le avversarie hanno creato pochissimo, Svilar è stato chiamato in causa raramente e il reparto difensivo ha praticamente sempre mantenuto altissima la concentrazione.
In mezzo al campo, poi, Koné sta vivendo un momento di forma straordinario: recupera palloni, rompe le linee e sembra avere una marcia in più rispetto agli avversari. E anche Dybala ha iniziato la stagione con un’intensità impressionante, forse mai vista nemmeno negli anni della sua esplosione al Palermo. Gli manca soltanto il gol, ma più per sfortuna e imprecisione nelle conclusioni che per mancanza di occasioni: le reti, prima o poi, arriveranno.
Una caratteristica particolarmente significativa riguarda anche l’impatto della panchina. In entrambe le prime due giornate, infatti, un giocatore entrato a gara in corso è riuscito a segnare: Pisilli contro la Fiorentina, Rodrigo Mora contro il Lecce. Un dettaglio che certifica la profondità della rosa a disposizione di Gasperini.
Malen, una forza della natura
Ma naturalmente c’è un nome che più di tutti sta facendo saltare il banco: Donyell Malen. Definirlo semplicemente una forza della natura sarebbe quasi riduttivo. L’attaccante olandese è diventato un problema irrisolvibile per qualsiasi difesa e i suoi numeri sono già entrati nella storia della Serie A.
19 gol nelle prime 20 presenze nel campionato italiano: nello stesso numero di partite hanno fatto meglio soltanto Gunnar Nordahl e José Altafini, entrambi arrivati a quota 20. Un dato impressionante che fotografa perfettamente l’impatto avuto dall’olandese.
Malen è già capocannoniere della Serie A con 5 reti e sembra destinato a rimanere lassù ancora a lungo. Del resto, la sua devastante capacità di attaccare gli spazi e saltare l’uomo era già emersa nella seconda parte della scorsa stagione, quando aveva trascinato la Roma fino alla qualificazione in Champions League.
E c’è un altro dato che impressiona: con 19 gol nel 2026, Malen è il miglior marcatore dell’anno solare nei cinque principali campionati europei.
Adesso la sfida è tutta di Gasperini
A questo punto la palla passa al maestro. Perché costruire una squadra competitiva è una cosa, gestire una squadra che improvvisamente si scopre fortissima è un’altra. Gasperini dovrà innanzitutto governare l’entusiasmo che sta crescendo intorno alla Roma, evitando che i risultati trasformino la fiducia in euforia.
Dovrà poi mantenere coinvolti i giocatori che finora hanno trovato meno spazio, monitorare attentamente la condizione fisica del gruppo e soprattutto distribuire le energie tra campionato e Champions League. Una gestione ancora più delicata considerando la profondità della rosa e il numero di partite che attendono i giallorossi.
Sono compiti che Gasperini conosce perfettamente. E se riuscirà a completare anche questo ultimo passaggio, allora il sospetto potrebbe trasformarsi in una certezza: questa Roma non ha ancora mostrato la sua versione migliore. E se quella che abbiamo visto finora è soltanto l’anticipo, la stagione potrebbe davvero diventare qualcosa di molto grande.