OIPA, Federazione Nazionale Pro Natura e LEAL hanno presentato un ricorso d’urgenza al TAR della Toscana contro le delibere della Giunta regionale che disciplinano la stagione venatoria 2026-2027. Le associazioni chiedono l’annullamento dei provvedimenti e la loro sospensione immediata, prima delle giornate di preapertura fissate per il 2 e il 6 settembre.
Le contestazioni sulle specie
Al centro dell’iniziativa ci sono la preapertura della caccia e i piani di abbattimento relativi a storno, piccione, tortora dal collare e cervi. Secondo le organizzazioni ricorrenti, le decisioni regionali possono produrre effetti rilevanti sulla fauna selvatica e sulla tutela della biodiversità.
Una delle principali critiche riguarda la possibilità di cacciare la tortora dal collare, mentre la tortora selvatica è stata esclusa dall’attività venatoria perché considerata a forte rischio di estinzione. Le associazioni sostengono che la forte somiglianza morfologica tra le due specie possa aumentare il pericolo di abbattimenti accidentali ai danni degli esemplari protetti.
Nel ricorso viene richiamato anche il contesto operativo in cui si svolgono le battute: le ore dell’alba e del tramonto, caratterizzate da condizioni di luce ridotta, e la rapidità del tiro potrebbero rendere più difficile distinguere correttamente gli animali. Da qui, secondo le associazioni, la necessità di bloccare le autorizzazioni contestate prima dell’avvio delle prime giornate.
Daini e cervi durante l’allattamento
Le organizzazioni hanno inoltre impugnato l’autorizzazione alla caccia di selezione di daini e cervi a partire da metà agosto. La contestazione riguarda il presunto contrasto con i pareri scientifici vincolanti dell’ISPRA, in particolare per il periodo dell’anno scelto per gli abbattimenti.
Secondo la ricostruzione contenuta nel ricorso, durante l’estate molte femmine si trovano ancora nella fase di allattamento. L’eventuale uccisione della madre potrebbe quindi lasciare senza nutrimento i cuccioli nati in primavera, esponendoli al rischio di morire per inedia nei boschi.
Le associazioni chiedono al giudice amministrativo di intervenire in via cautelare e di sospendere l’efficacia delle delibere regionali. La loro posizione è che l’abbattimento di migliaia di animali rappresenti un danno irreversibile e possa compromettere sia la fauna selvatica sia gli equilibri ambientali. Il TAR dovrà ora esaminare la richiesta di sospensione presentata in vista delle date indicate per la preapertura.