Toscana

Gruppo Valanga, il ricordo diventa un appello alla democrazia

Bernard Dika richiama il coraggio dei giovani caduti e il dovere civile delle nuove generazioni

Si è svolta sul Monte Rovaio, nel territorio di Molazzana, la commemorazione della battaglia combattuta il 29 agosto 1944 e del sacrificio del Gruppo Valanga, formazione partigiana impegnata sulle montagne della Garfagnana contro le forze nazifasciste. Alla cerimonia è intervenuto Bernard Dika, sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana, che ha collegato il ricordo dei caduti alle responsabilità delle generazioni contemporanee.

Nel suo discorso, Dika ha richiamato le parole incise sulla lapide dedicata ai combattenti: “I giovani delle generazioni avvenire salgano qua”. Un messaggio rivolto, secondo il sottosegretario, anche a chi oggi visita quei luoghi e si interroga sul significato delle scelte compiute durante la guerra di Liberazione. “Quelle generazioni siamo noi. Siamo saliti. E adesso abbiamo il dovere di chiederci che cosa abbiamo imparato”, ha detto.

Il sacrificio dei giovani combattenti

Al centro dell’intervento sono state ricordate le storie personali dei partigiani, a partire da Leandro Pippo Puccetti, comandante del Gruppo Valanga e studente di Medicina di 21 anni. Gravemente ferito durante lo scontro, Puccetti morì pochi giorni dopo. Dika ha sottolineato la giovane età dei combattenti e il peso delle decisioni affrontate in un contesto di guerra.

“È facile chiamarli eroi ottant’anni dopo. Molto più difficile ricordare che erano ragazzi. Avevano paura, avevano famiglie, sogni, una vita davanti”, ha osservato il sottosegretario, spiegando che il coraggio di quei giovani non consistette nell’assenza di paura, ma nella scelta di difendere ciò che ritenevano più importante della propria sicurezza.

Il sostegno della popolazione

Durante la commemorazione è stato ricordato anche il rapporto tra il Gruppo Valanga e la popolazione dell’Alpe di Sant’Antonio. Tra le figure citate c’è Violante Bertoni Mori, conosciuta come Mamma Viola, che nella propria casa di Casa Tréscola offrì rifugio, cibo e assistenza ai partigiani.

La sua abitazione venne incendiata e successivamente fatta saltare dai tedeschi. Dika ha ricordato che, secondo le testimonianze di chi la conobbe, Mamma Viola non concentrò il proprio dolore sulla perdita della casa, ma sui ragazzi che non erano tornati. Per il sottosegretario, quella scelta di accogliere e condividere il poco disponibile rappresentò una forma concreta di Resistenza.

Il discorso si è quindi concentrato sul significato attuale dell’antifascismo e sulla necessità di difendere le istituzioni democratiche. “La libertà non è eterna. La democrazia non è eterna. La pace non è eterna”, ha affermato Dika, ricordando che ogni generazione riceve questi valori in prestito e ha il compito di trasmetterli a quella successiva.

Richiamando i versi scritti dal partigiano Silvano Valiensi per i compagni caduti, “moriste voi soli per tutti”, Dika ha sostenuto che quel “tutti” comprende anche le persone nate molti decenni dopo la battaglia. La commemorazione, ha aggiunto, non dovrebbe limitarsi alla deposizione di una corona o alla celebrazione dei caduti, ma deve porre una domanda alle coscienze: da che parte stare di fronte all’indifferenza, alle discriminazioni e alla messa in discussione della democrazia.

In conclusione, il sottosegretario ha ricordato che agli uomini e alle donne di oggi non viene chiesto il sacrificio affrontato dai partigiani, ma la partecipazione alla vita pubblica e il coraggio di compiere scelte. Il Sentiero della Libertà, ha detto, non termina sul Piglionico o sulla montagna, ma prosegue nelle decisioni quotidiane.