Incendi, temperature elevate e siccità hanno colpito duramente anche la fauna selvatica del Piemonte. Il Tavolo animali e ambiente denuncia la morte di numerosi esemplari e chiede alla Regione di sospendere la caccia per la prossima stagione venatoria, oppure di introdurre limitazioni sostanziali. L’appello arriva mentre si avvicina l’avvio del calendario previsto per il 20 settembre.
Le conseguenze dell’estate anomala
L’estate, caratterizzata da temperature superiori alla media e da precipitazioni molto scarse, ha spinto la giunta Cirio a chiedere lo stato di emergenza. Secondo le associazioni riunite nel Tavolo, tra cui Legambiente e Pro Natura, gli effetti hanno riguardato anche gli animali selvatici: alcuni non sono riusciti a trovare acqua, altri sono rimasti coinvolti negli incendi o si sono dispersi. In diversi casi, inoltre, i processi riproduttivi non avrebbero avuto successo.
La richiesta di fermare o limitare l’attività venatoria viene motivata proprio dalla situazione ritenuta eccezionale. Sul tema pende anche l’esito di un ricorso al Tar, che ha già prodotto un primo risultato: è stata cancellata la pre-apertura della caccia al colombaccio, fissata otto giorni prima dell’inizio previsto. Le associazioni chiedono ora un intervento più ampio da parte dell’amministrazione regionale, alla luce delle condizioni della fauna dopo mesi segnati da caldo, aridità e roghi.
Il confronto sulle specie più fragili
La questione è stata sollevata anche in Consiglio regionale dalla consigliera di Avs Valentina Cera, che ha presentato 11 emendamenti alla legge di riordino con l’obiettivo di modificare la normativa sulla caccia del 2018, già interessata negli anni da diverse deroghe. Tra le specie indicate come particolarmente esposte ci sono la volpe, anche con l’impiego dei cani, l’allodola e la pernice bianca.
La pernice bianca è classificata come vulnerabile nella Lista Rossa italiana ed è considerata una specie alpina particolarmente esposta alla crisi climatica. L’Ispra, secondo quanto riferito nel dibattito, ha sottolineato l’assenza delle condizioni minime per consentirne la caccia. Nonostante questo, la Regione ha mantenuto la propria linea. Cera contesta inoltre l’uso di arco, visori notturni o a bassa luminosità, radio ricetrasmittenti e telefoni cellulari per coordinare le battute, strumenti che a suo giudizio ridurrebbero ulteriormente le possibilità di fuga degli animali.
Tra le proposte figura anche l’introduzione di una distanza minima compresa tra 100 e 150 metri dalle persone non impegnate nell’attività venatoria. Viene inoltre chiesto di ripristinare il divieto di caccia nelle domeniche di settembre, così da lasciare quelle giornate alla fruizione delle famiglie. La posizione di Avs e delle associazioni è riassunta nella richiesta di ridurre privilegi e deroghe e di rafforzare la tutela della fauna, considerata un patrimonio collettivo.