È polemica a Grosseto dopo la pubblicazione su Instagram di un contenuto promozionale della palestra Beta-Flag, struttura di cui è titolare Riccardo Fuligni. Nel materiale compariva il termine mongolo, considerato offensivo e inappropriato perché riferito alle persone con disabilità intellettiva. La scelta ha provocato reazioni sui social e l’intervento del Garante della disabilità del Comune.
Il post rimosso
Il contenuto è stato successivamente eliminato dalla palestra. Fuligni, secondo quanto riferito dal proprio legale, ha inoltre espresso sui social il proprio rammarico per l’espressione inserita nella campagna, riconoscendone l’inappropriatezza. La vicenda, tuttavia, non si è chiusa con le scuse: la gestione dell’intervento istituzionale è diventata a sua volta oggetto di contestazione da parte della struttura sportiva.
A intervenire è stata l’avvocata Giuliana Romualdi, incaricata di rappresentare il titolare della palestra. In una nota, la legale ha ribadito che il post era stato rimosso e che il proprio assistito aveva riconosciuto l’errore, sostenendo però che il Garante avrebbe dovuto contattarlo direttamente prima di intervenire pubblicamente.
La contestazione al Garante
Secondo la ricostruzione della difesa, l’organismo comunale avrebbe prima commentato il post e poi diffuso un comunicato stampa, senza un precedente confronto riservato con Fuligni. Un contatto diretto, sostiene la legale, avrebbe consentito al titolare di correggere subito il contenuto e di porgere le proprie scuse.
La nota critica anche l’esposizione pubblica generata dalla vicenda. Per Romualdi, la modalità scelta avrebbe favorito una reazione sui social caratterizzata da una riprovazione indiscriminata, senza contraddittorio e senza la possibilità di intervenire tempestivamente. Quella che, secondo la difesa, poteva diventare un’occasione di dialogo e sensibilizzazione sulla dignità delle persone con disabilità si sarebbe così trasformata in una vicenda mediatica dannosa per il titolare e per la sua attività.
La legale conclude sostenendo che una funzione di garanzia dovrebbe basarsi anche sulla proporzionalità degli strumenti utilizzati. La tutela delle persone con disabilità, afferma, resta un obiettivo condiviso, ma non avrebbe richiesto l’esposizione alla gogna mediatica di chi, secondo la ricostruzione fornita, era già pronto a rimuovere il contenuto e a scusarsi.