Era una questione di priorità. La più importante, per l’Atalanta, era tornare dall’Ungheria con la qualificazione alla Conference League. Obiettivo centrato. A Miskolc è bastato il gol di Scamacca, entrato da pochi secondi al posto di Krstovic, per piegare l’Hapoel e consegnare alla Dea l’accesso alla prossima fase. Poi ci ha pensato Carnesecchi a proteggere il vantaggio, con un altro intervento decisivo dopo quello dell’andata su Boateng.
La qualificazione era il primo passo, il resto sarà una questione di tempo. Poco, per preparare al meglio queste due partite contro un’avversaria organizzata e più fresca fisicamente. Tanto, invece, per assimilare i meccanismi che Sarri ha portato in nerazzurro dopo dieci anni di impostazione gasperiniana. Anche in Ungheria le idee sono state poche, ma la squadra ha provato ad applicarle. Il futuro prossimo dell’Atalanta passa da questo: lavoro e pazienza. Intanto, però, la Dea è nuovamente in Europa, come ormai da tradizione.
Nel primo tempo le scelte di Sarri non hanno pagato. Kolasinac ha faticato a contenere Owusu e, allo stesso tempo, a collegarsi con Raspadori sulla corsia mancina. Krstovic, stretto nella morsa di Chico e Mayembo, è entrato poco nel gioco: non è il suo pane aspettare il pallone spalle alla porta. Bellanova ha avuto una buona occasione, ma l’ha sprecata: Zalewski gli aveva aperto il corridoio sulla destra, il pallone dentro per Krstovic è stato però troppo morbido e soprattutto impreciso.
A provare ad accendere la luce è stato Samardzic, lasciato però troppo solo per vie centrali. Il serbo ha ricevuto poco sostegno dai compagni e ha chiuso il primo tempo con l’unico tiro in porta dell’Atalanta. Anche l’occasione migliore della frazione ha raccontato una Dea poco brillante: sul corner battuto benissimo dallo stesso Samardzic, Kossounou ha incornato male da pochi passi, forse disturbato da Kolasinac, saltato davanti a lui.
L’Hapoel ha fatto girare meglio il pallone, anche se con meno aggressività rispetto alla gara d’andata. Gli israeliani hanno cercato Boateng alle spalle dei centrali e si sono appoggiati ad Alkukin, prezioso anche in fase di non possesso. La sua presenza ha contribuito a limitare Gaetano, schermando le iniziative del centrocampista nerazzurro.
A inizio ripresa è successo poco. Poi Sarri ha cambiato: prima De Ketelaere e Pasalic per Raspadori e Samardzic, quindi Bernasconi e Scamacca per Kolasinac e Krstovic. Ed è stata proprio la seconda coppia a confezionare il vantaggio. Un tiro-cross di Bernasconi è finito tra i piedi di Scamacca dentro l’area: conclusione sotto le gambe di Tzur e Atalanta avanti.
I cambi hanno alzato il baricentro della Dea, senza però cambiare davvero lo spartito della partita. L’Hapoel ha spinto alla ricerca del pareggio e, a dieci minuti dalla fine, è andato vicinissimo all’1-1. Sugli sviluppi di un corner, Buskila ha trovato una rasoiata destinata alla porta, ma Carnesecchi ha allungato la mano e deviato il pallone sul palo. Un altro miracolo del portiere nerazzurro, dopo quello dell’andata su Boateng.
Domani ci sarà il sorteggio. La Conference League può diventare un obiettivo concreto, ma prima l’Atalanta dovrà imparare a conoscere fino in fondo la nuova idea di calcio. Il mercato potrebbe aiutare, soprattutto sulla fascia sinistra, dove un giocatore come Jonathan Rowe potrebbe portare brillantezza e imprevedibilità. Le qualità non mancano. Ora serve il tempo per trasformare le idee di Sarri in automatismi. La prima missione, intanto, è compiuta: l’Atalanta resta in Europa.