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Amorim: “San Siro, che responsabilità. Voglio godermi il momento”

Il tecnico del Milan presenta la sfida al Venezia: mercato, Leao, Rabiot, Maignan e la gestione di una rosa molto ampia.

Amorim: “San Siro, che responsabilità. Voglio godermi il momento”

L’esordio a San Siro è ormai alle porte e Ruben Amorim vuole affrontarlo senza farsi condizionare dalle aspettative. Il tecnico del Milan, alla vigilia della sfida contro il Venezia, ha fatto il punto sulla squadra e sulle tante questioni che ruotano attorno ai rossoneri. Dalla gestione di una rosa numerosa al mercato ancora aperto, passando per Leao, Rabiot e Maignan, Amorim ha affrontato tutti i temi più delicati, ribadendo però che la priorità resta una sola: preparare al meglio la partita.

Rotazioni e gestione della rosa

“Dobbiamo creare meccanismi all’interno della squadra e prepararla così che tutti possano inserirsi. Sarà impossibile schierare sempre la stessa formazione: vogliamo vincere dei titoli e per fare questo servirà cambiare interpreti, anche in base all’avversario di turno. Ci vogliono diverse caratteristiche per fare fronte a qualunque avversario e dobbiamo rendere pronti tutti i giocatori, quindi far ruotare è necessario”.

Mercato e Leao

“Come ho già detto nella prima conferenza sono molto soddisfatto, non so cosa accadrà da qui alla fine del mercato. Se dovesse arrivare un calciatore sarà perché questo giocatore ci potrà aiutare da subito e nel futuro. Leao non sarà convocato perché si è allenato una sola volta. Mancano cinque giorni alla fine del mercato, poi potremo parlare.”

Sul gruppo dei giocatori che non rientrano nelle rotazioni, Amorim chiarisce: “Non è che non sono ottimi calciatori e ottimi uomini, non perché sono cattivi giocatori ma perché è letteralmente impossibile allenare ventisette giocatori con successo. Nessuno sarebbe preparato in maniera precisa, in quanto società comunque mettiamo a disposizione le strutture per permettere a questi calciatori di allenarsi. Ora però io penso al Venezia.”

E sulla consistenza numerica dell’organico aggiunge: “Dobbiamo concentrarci sulla partita, abbiamo tanti giocatori e difensori che hanno bisogno di minutaggio. Non possiamo risolvere tutti i problemi in una sola seduta di mercato, e dobbiamo sapere che ciò che facciamo oggi avrà effetto per 4-5 anni. Poi ci potranno essere delle sorprese, ma non serve avere fretta, oggi si è impazienti. Prima della prima partita potevo pensare che Cisse non fosse pronto, perché veniva dalla B, poi è andata diversamente. Serve calma e pazienza.”

Quanto a un possibile futuro di Leao fuori dal progetto, il tecnico prende tempo: “Mancano solo cinque giorni alla fine del mercato, poi ne parleremo. Difficile parlarne ora, ma vi prometto che nella prossima conferenza ne parleremo. Leao è un giocatore molto forte, con la mentalità giusta potrebbe giocare in qualunque squadra ma nella vita arrivano i momenti in cui probabilmente bisogna andare altrove. Ve lo prometto, nella prossima conferenza parleremo di mercato: accetterò qualunque domanda. La mia preoccupazione ora è sul Venezia, non mi avete fatto nessuna domanda su di loro e sul lavoro di Giovanni Stroppa, una squadra che ha vinto quasi tutte le partite in Serie B.”

L’attesa per San Siro

“Sarà una giornata speciale per me, sentirò la responsabilità di essere l’allenatore del Milan. Ma mi voglio anche godere il momento. Mi aspetto una partita difficile. Abbiamo visto la partita con il Lecce, abbiamo fatto vedere tante immagini ai calciatori che prescindono dal risultato con il Lecce. Ci sarà un po’ di tensione, ma noi dobbiamo essere intelligenti, umili e disposti a pressare e correre tanto e gestire bene il possesso palla. Loro ci verranno a prendere uomo su uomo a tutto campo e ciò che mi ha colpito, vedendo le partite della prima giornata, è che dobbiamo vendere meglio il prodotto calcio italiano perché ci sono tanti bravi allenatori e c’è una buona qualità del prodotto. Il Venezia verrà qui senza pressione del risultato, che sarà tutta su di noi. Noi dovremo ragionare quando avremo la palla anche se i nostri tifosi vorranno un Milan che domini il gioco. Dobbiamo essere umili e intelligenti nel farlo”

Amorim preferirebbe inoltre che il Milan non venisse indicato tra le squadre favorite per lo scudetto: “Preferisco che le persone non ci considerino tra i favoriti per vincere lo scudetto. Noi dobbiamo giocare le partite senza abbassare troppo il nostro livello delle nostre prestazioni. Ci vuole continuità. Abbiamo bisogno di tempo per crescere. Penso che una partita non cambi nulla, perché una squadra può giocare bene e poi può non farlo. Dobbiamo trovare quella continuità giocando bene ogni settimana. Quando vedo la mia squadra in allenamento, trovo che lavoriamo bene e c’è tanto impegno da parte dei calciatori. Solo così possiamo migliorare e, per farlo, tutti i calciatori devono sentirsi parte del progetto. E per vendere meglio il prodotto, bisogna giocare un bel calcio”

Rabiot, Maignan e le scelte tattiche

Sul centrocampista francese, Amorim sottolinea: “Non lo conoscevo prima di arrivare qui, ma Adrien è un giocatore cruciale per il nostro progetto. Abbiamo voluto tenerlo e se ci sarà la possibilità, gli va rinnovato il contratto. Lui lo sa. È un grande professionista e ha una voglia di imparare impressionate. Aiuta tanto i compagni durante gli allenamenti. Ha giocato a Torino con soli tre allenamenti, eppure è stato decisivo. È ancora lontano dalla sua forma migliore”.

Parole altrettanto positive per Maignan: “Ho imparato è che devo vedere le cose con i miei occhi per poterle valutare bene. Ho parlato con lui, è un giocatore coinvolto in questo progetto, è un leader. È molto forte sui dettagli, esige rispetto e vogliamo che rimanga qui. Lo vedo contento con il nuovo preparatore dei portieri. So che si è parlato molto di lui sui social media. In allenamento, si comporta da leader e mi porta a pensare che sia molto contento qui”.

Sul rischio di vedere un Milan diverso contro le squadre considerate inferiori, Amorim è categorico: “Non puoi prestare attenzione ai dettagli nei grandi match e poi non avere lo stesso focus contro avversari che, le persone, pensano siano più alla portata. Non so se sia stato un problema di umiltà o meno, non c’ero. Non possiamo vedere una squadra contro l’Inter e una diversa contro un altro avversario. Se noi stiamo concentrati, possiamo vincere con tutti. Se non lo siamo sempre, possiamo perdere anche contro una squadra di Serie B. Noi dobbiamo pensare che il nostro prossimo avversario sia sempre la squadra più forte del mondo. Si può perdere, ma contro chi si dimostrerà migliore di noi, non per disattenzioni e sottovalutazione”.

Infine, qualche indicazione sulle condizioni dei singoli: “Pulisic torna da un infortunio e non sarà titolare. Vedremo se potrà fare dei minuti. Rabiot potrà giocare sia come centrocampista sia come trequartista, dipenderà da cosa vorremo dalla partita. Dipenderà da quali giocatori saranno a disposizione. So che lui è abituato a giocare in mezzo. Da trequarti ha fatto molto bene quando era al Marsiglia. È molto intelligente, ha tiro da fuori e ha un’ottima lettura delle situazioni come si è visto nel gol di Torino”.

Sulle fasce, il tecnico spiega: “Moreira può giocare sia insieme sia al posto di Chukwueze. Se Samu dovesse mancare, con Moreira abbiamo messo un giocatore che non farà mutare l’identità della squadra. Ci saranno partite nelle quali giocheremo con due esterni molto offensivi. Se incontriamo un centrocampo a quattro, può giocare Bartesaghi per abbassarsi sulla linea della nostra difesa. Vedremo”.

Il lavoro da completare

Amorim sa che il Milan ha ancora margini importanti: “Per quanto riguarda la condizione atletica, abbiamo avuto un calo negli ultimi quindici minuti. Modric ha fatto pochi allenamenti, Rabiot è arrivato la scorsa settimana. I nostri difensori centrali non sono abituati a pressare così alto e ci vorrà tempo per assimilare questi carichi di lavoro. Avremmo potuto gestire al meglio il possesso palla, ma vanno fatti anche i complimenti ad Abate per averci messo in difficoltà con i cambi. Noi avevamo esaurito i cambi. Non possiamo risolvere tutti i problemi in una sola partita e un passo in avanti sarebbe se domani dovessimo fare bene ottanta minuti. Con il Torino è stato “facile” leggere i movimenti perché erano due moduli speculari. Domani sarà diverso”.

E quando gli viene chiesto se, dopo Cisse, ci sia un altro giocatore che lo abbia particolarmente colpito, risponde: “Non voglio fare nomi dei singoli, amo tutti i miei giocatori alla stessa maniera. Stanno lavorando molto bene e bisogna dare merito anche ad Allegri perché c’è una grande cultura del lavoro qui. Pongono delle domande, ma sono soddisfatto di quello che stiamo facendo e io adoro tutti qua”.

Sulla difesa, invece, indica le caratteristiche indispensabili: “Ci vogliono giocatori veloci. In Inghilterra, puoi avere un giocatore veloce, ma se è basso andrai a soffrire sui calci piazzati. Quando giochi in una grande squadra devi essere veloce perché ci sono tante transizioni, devi esser bravo con la palla tra i piedi e anche nell’uno contro uno. Ci sono tanti duelli. Le qualità che io voglio dai miei difensori sono la velocità, la capacità con la palla al piede e l’abilità nei duelli”.

Infine, il discorso sull’attacco e sulla convivenza tra Ramos e Camarda: “Non voglio parlare prima che il mercato chiuda. Pensiamo che Camarda abbia bisogno di spazio e di tempo, ma potremmo anche giocare con un falso nove. Io credo molto in Camarda e penso che dobbiamo avere lui e non altre opzioni. Aiutando Francesco, aiuto anche me stesso. Ramos è a un livello molto alto, ma Camarda ha bisogno di non sentirsi la terza scelta, ma la seconda così potrà essere pronto quando sarà chiamato in causa. Così si sentirà importante. Si sta adattando al nostro gioco. Avrà spazio e ci sarà una differenza rispetto a Ramos, ma io credo tanto in lui, ma noi siamo in un nuovo progetto. Lui deve lottare per il posto a prescindere dall’età ed è un giocatore del Milan e crediamo molto in lui”.

Con il mercato ormai alle battute finali, Amorim sceglie dunque di rimandare ogni valutazione definitiva. Prima c’è il Venezia, primo vero appuntamento davanti al pubblico di San Siro: una sfida che servirà anche a capire quanto del nuovo Milan abbia già preso forma e quanto, invece, resti ancora da costruire.