Legambiente di Pistoia torna a chiedere la chiusura o la riconversione dell’inceneritore di Montale. L’associazione ambientalista sollecita le amministrazioni a superare il modello basato sull’incenerimento dei rifiuti e ad aprire un confronto pubblico sul futuro dell’impianto, coinvolgendo direttamente la cittadinanza.
La posizione è stata ribadita dal presidente Antonio Sessa, secondo cui gli inceneritori rappresentano una tecnologia ormai superata. Per Legambiente, il territorio dovrebbe orientarsi verso una gestione fondata sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso, sul riciclo e su soluzioni tecnologiche non combustive.
La richiesta di un percorso condiviso
Nel suo intervento, l’associazione ricorda che l’impianto avrebbe dovuto essere avviato alla chiusura già nel 2023. La scadenza, sostiene Legambiente, è stata invece superata attraverso una proroga voluta dai sindaci di Agliana, Quarrata e Montale. Da qui la richiesta di definire ora un percorso chiaro, pubblico e condiviso, capace di stabilire quale sarà la prospettiva dell’impianto.
La questione, sottolinea l’organizzazione, è stata sollevata negli ultimi mesi da diverse realtà locali, tra cui forze politiche, associazioni e comitati. Al centro del confronto ci sono le preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla salute e sull’ambiente, già oggetto di attenzione pubblica, oltre alla necessità di individuare una strategia per la gestione dei rifiuti coerente con gli obiettivi dell’economia circolare.
Le alternative all’incenerimento
Legambiente sostiene che l’incenerimento distrugga materiali che potrebbero essere recuperati, produca emissioni e generi ulteriori scarti, come ceneri e scorie, destinati comunque allo smaltimento in discarica. Secondo l’associazione, alcuni di questi residui possono inoltre assumere la classificazione di rifiuti pericolosi, aumentando le criticità legate alla gestione finale.
Un altro elemento contestato riguarda l’effetto che la realizzazione e il mantenimento degli inceneritori avrebbero sugli investimenti nella raccolta differenziata, negli impianti di selezione, nel riciclo e nella bioeconomia. Per Legambiente, il modello non sarebbe in linea con gli obiettivi europei di riduzione dei rifiuti e di recupero della materia.
La proposta indicata dall’associazione comprende il potenziamento quantitativo e qualitativo della raccolta differenziata, impianti integrati di biodigestione per la frazione organica e strutture per il trattamento evoluto del rifiuto indifferenziato secco residuo. Tra le soluzioni citate figurano sistemi di selezione ottica e meccanica e il riciclo chimico per la parte non recuperabile come materia. L’obiettivo, conclude Legambiente, è avviare una discussione trasparente sul futuro dell’impianto e sulle alternative disponibili per il territorio.