Il collasso di un ghiacciaio sarebbe all’origine della devastante alluvione che ha colpito l’area tra Tibet e Nepal. A indicarlo è l’Usgs, l’Istituto di geologia statunitense, secondo il quale il terremoto di magnitudo 5.2 registrato nella zona è stato provocato dal crollo del ghiacciaio e dalla conseguente colata di detriti, con effetti catastrofici lungo il corso d’acqua a valle.
Bilanci ancora incerti
Il numero delle vittime è salito a 270 morti, ma resta l’incertezza sul bilancio definitivo. Le persone disperse sarebbero circa 1.300. I dati forniti dalle autorità dei due Paesi non coincidono e tra le vittime ci sarebbero anche numerosi stranieri, rendendo più complessa la ricostruzione delle dimensioni della tragedia.
Secondo le informazioni pubblicate dal sito Dove siamo nel mondo dell’Unità di crisi della Farnesina, nell’area colpita si trovavano 90 italiani. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che i due italiani coinvolti sono in buone condizioni. Gli Stati Uniti hanno intanto annunciato lo stanziamento di 500 mila dollari destinati ad aiutare la popolazione colpita dall’alluvione.
Rischio di una nuova piena
L’attenzione si è ora concentrata su un lago di sbarramento naturale formatosi a monte del porto di Gyirong, nella contea omonima, in Tibet. Il bacino si è creato dopo la frana avvenuta nell’area di confine con il Nepal. Le autorità cinesi hanno rafforzato i controlli per il rischio che lo sbarramento possa cedere oppure che l’acqua lo superi, causando una nuova piena nelle zone situate più a valle.
Il ministero cinese delle Risorse idriche ha disposto un potenziamento del monitoraggio idrologico e delle previsioni nella zona di confluenza tra il fiume Purepu Tsangpo e il fiume Chhochen. È in questo punto che si è formato il lago e dove viene seguito l’evolversi della situazione per prevenire ulteriori conseguenze lungo il territorio interessato dall’ondata di piena.