Luca Cottarelli avrebbe oggi 37 anni. Ne aveva 17 quando, il 28 agosto 2006, fu ucciso nella strage mafiosa che sconvolse Urago Mella e Brescia. A vent’anni da quel triplice omicidio, il quartiere torna a riunirsi per ricordare il ragazzo e i suoi genitori, Angelo e Marzenna Topor.
La cerimonia nel parco
L’appuntamento è fissato per domani alle 11 nel parco Caduta del Muro di Berlino, dove da quattro anni cresce un giovane frassino piantato in memoria di Luca. La cerimonia pubblica è promossa dal Consiglio di quartiere insieme alle Acli, al coordinamento di Libera Brescia, al presidio di Libera Val Camonica e alle istituzioni cittadine.
Il luogo scelto per l’incontro è diventato negli anni uno spazio dedicato alla memoria della vittima più giovane della strage. La presenza delle associazioni e delle istituzioni si affianca a quella di chi, nel quartiere, ha continuato a mantenere vivo il ricordo della famiglia e di una vicenda che ha segnato profondamente la comunità.
La vicenda giudiziaria
Luca fu ucciso nella villetta di via Zuaboni insieme ai genitori. Secondo la ricostruzione alla base del procedimento, il triplice omicidio di stampo mafioso sarebbe maturato nell’ambito di un tentativo di estorsione legato agli affari illeciti del padre.
Per il massacro furono processati Vito e Salvatore Marino e il faccendiere Dino Grusovin. La vicenda giudiziaria, lunga e controversa, si è conclusa nel 2022 con l’assoluzione definitiva di Salvatore Marino e la conferma delle condanne per gli altri imputati: l’ergastolo per Vito Marino, morto in carcere nel 2021, e 20 anni per Grusovin.
Per sedici anni il procedimento ha occupato il centro dell’attenzione, mentre la storia personale di Luca è rimasta a lungo sullo sfondo. Negli anni successivi, anche due studentesse, Veronica Ballhaus e Gioia Archetti, hanno contribuito a restituirgli centralità scegliendo di raccontarne la vicenda nella tesina di maturità. Entrambe saranno presenti alla cerimonia.
La giornata vuole così rinnovare un impegno collettivo che non si è interrotto con la conclusione del processo. Se il 2022 ha chiuso le aule dei tribunali, non ha cancellato la necessità di fare memoria. A vent’anni di distanza, la storia di Luca continua a coinvolgere il quartiere e a interrogare la comunità sulle responsabilità e sulle ferite lasciate da quella strage.