Un annuncio pubblicato a marzo dal National Trust for Scotland cercava un nuovo abitante per Fair Isle, una delle isole più remote della Gran Bretagna, situata tra le Orcadi e le Shetland. Il territorio misura circa tre miglia per una e mezza e conta appena sessanta residenti. Il candidato avrebbe dovuto occuparsi di un croft, piccolo appezzamento di terra, collaborare al pascolo comune delle pecore e mettere a disposizione competenze agricole o artigianali, compresa la tradizione della maglieria.
Sull’isola è normale ricoprire più ruoli: chi vive qui può occuparsi dei poderi, lavorare nella scuola, sui traghetti o nelle organizzazioni locali. L’arrivo di un nuovo residente non significa quindi soltanto abitare in una casa, ma entrare in un sistema fondato sulla collaborazione. Quando il vento impedisce all’aereo da otto posti di atterrare per diversi giorni, la vita quotidiana dipende dal rapporto con i vicini.
Fair Isle rappresenta una delle tante realtà periferiche della Gran Bretagna in cui le comunità cercano di resistere all’isolamento reinventando il proprio modo di vivere. Coste, arcipelaghi e piccoli villaggi lontani dalle rotte più frequentate mostrano come tradizioni locali e soluzioni contemporanee possano convivere.
Orcadi, energia dal vento e dal mare
Nelle Orcadi, l’isolamento ha favorito lo sviluppo di un modello avanzato nel campo delle energie rinnovabili marine. L’arcipelago ospita l’EMEC, European Marine Energy Centre, centro internazionale di test per le tecnologie legate all’energia del mare. Vento, onde e maree consentono alle isole di produrre più elettricità verde di quanta ne consumino.
La difficoltà principale riguarda lo stoccaggio e la capacità della rete locale di gestire i picchi di produzione. Per utilizzare l’energia in eccesso, sono stati avviati progetti che prevedono la scissione dell’acqua per produrre idrogeno, poi conservato e impiegato per alimentare i traghetti o riscaldare gli edifici. Turbine di proprietà locale e cooperative hanno trasformato la transizione energetica in un progetto collettivo.
Tra Sabbath, maree e pub di paese
Nelle Ebridi Esterne, sull’isola di Lewis e Harris, la tradizione del Sabbath ha a lungo imposto una domenica caratterizzata dal silenzio. Fino a pochi anni fa i traghetti non attraccavano, i servizi restavano chiusi e persino i parchi giochi venivano sbarrati. Le regole si sono attenuate: i collegamenti domenicali esistono dal 2009 e alcuni negozi hanno riaperto, ma per molti residenti quella giornata continua a rappresentare una pausa dai ritmi frenetici e dall’iper-connessione.
A Holy Island, o Lindisfarne, sulla costa orientale dell’Inghilterra, l’alta marea sommerge due volte al giorno l’unica strada di accesso. Qui la comunità si è opposta alla proposta di includere le acque circostanti tra le Highly Protected Marine Areas, temendo conseguenze sulla pesca locale di granchi e astici. Dopo una consultazione pubblica, con l’85% dei partecipanti contrario al vincolo, il governo britannico ha ritirato la proposta.
Nel Devon, infine, gli abitanti di Drewsteignton hanno salvato il Drewe Arms, pub del Seicento chiuso nel 2022. Costituiti in una società di comunità, hanno raccolto i fondi necessari per acquistarlo e lo hanno riaperto nel 2024. Il locale ospita oggi anche un ufficio postale condiviso, un club del libro e un mercato agricolo temporaneo, tornando a essere un punto di incontro per il paese.
Da Fair Isle alle Orcadi, dalle Ebridi al Northumberland e al Devon, queste realtà mostrano comunità capaci di difendere le proprie consuetudini senza rinunciare all’innovazione. La risposta all’isolamento passa dalla collaborazione, dalla gestione condivisa delle risorse e dalla capacità di adattare i luoghi alle esigenze del presente.