È stata un’estate difficile per l’allevamento tra Lecco e Como, dove la scarsità di erba nei pascoli montani ha costretto gli operatori a trasportare il fieno fino agli alpeggi. Una situazione anomala per il periodo, quando gli animali dovrebbero nutrirsi soprattutto di erba fresca direttamente sui monti. A fotografare il quadro è Coldiretti, nel monitoraggio diffuso a livello nazionale, che segnala in Lombardia un secondo sfalcio compromesso in diverse aree e nessun miglioramento significativo all’orizzonte.
La pioggia non cancella mesi di siccità
Il problema si inserisce in un contesto climatico segnato da fenomeni estremi e da una lunga carenza d’acqua. In una sola settimana, secondo l’organizzazione agricola, si sono verificati 189 eventi estremi tra nubifragi, grandinate e precipitazioni violente, con danni stimati da Coldiretti in oltre tre miliardi di euro. Allo stesso tempo, la siccità ha già compromesso raccolti e pascoli, con perdite comprese tra il 30 e il 50 per cento e, in alcuni casi, anche superiori.
Le precipitazioni degli ultimi giorni non sono quindi bastate a riequilibrare la situazione. In Lombardia, gli episodi di pioggia degli ultimi dieci giorni sono stati distribuiti in modo irregolare: nella Bergamasca, gli acquazzoni più intensi hanno trascinato detriti lungo la viabilità montana e in alcuni alpeggi hanno peggiorato le condizioni di terreni già provati dalla mancanza d’acqua. In altre zone, invece, le piogge hanno offerto un parziale sollievo. La concentrazione delle precipitazioni, però, non consente di recuperare il deficit accumulato durante mesi di siccità.
Gli effetti si sono riflessi anche sulle coltivazioni. In diversi casi sono saltate le semine di secondo raccolto della soia, mentre per il riso l’acqua è arrivata in tempo soltanto nei campi che non erano ancora entrati in sofferenza. Sui versanti lecchesi, la carenza idrica era già stata indicata dalla Comunità montana Lario Orientale-Valle San Martino tra gli elementi citati nella relazione sull’incendio del Moregallo. Nelle scorse settimane, inoltre, il livello del Lario e l’emergenza idrica erano stati al centro del dibattito politico locale.
Oltre settemila animali sugli alpeggi
La dimensione del fenomeno emerge dai numeri dell’alpicoltura provinciale. Ogni anno, tra giugno e ottobre, oltre settemila capi salgono sui monti della provincia di Lecco: pecore, capre, bovini ed equini distribuiti in 27 alpeggi. La riduzione dell’erba non incide soltanto sulla stagione in corso, ma obbliga gli allevatori a sostenere costi aggiuntivi per il trasporto del fieno e a utilizzare in anticipo le scorte destinate all’inverno.
Le conseguenze possono ripercuotersi anche sulla filiera casearia, che affronta l’annata con maggiori difficoltà e spese. A giugno le Comunità montane avevano ottenuto nuovi strumenti di sostegno per le aziende agricole delle terre alte, mentre Coldiretti torna a chiedere interventi strutturali per la gestione dell’acqua. Nel monitoraggio, l’organizzazione propone di accelerare la realizzazione di un piano per gli invasi e di sistemi di pompaggio, così da conservare la risorsa nei periodi di maggiore disponibilità e renderla utilizzabile quando serve. Il passaggio da campagne allagate a terreni ancora assetati, osserva l’associazione, dimostra che le precipitazioni concentrate non sostituiscono una gestione continuativa della risorsa idrica.