Sono 417.061 i nuovi trattamenti pensionistici con decorrenza nel primo semestre del 2026. L’importo medio mensile alla decorrenza è pari a 1.264 euro. I dati sono contenuti nell’ultimo monitoraggio dei flussi di pensionamento pubblicato dall’INPS, elaborato sulla base delle rilevazioni effettuate al 2 luglio.
Le principali tipologie
Nel totale rientrano le pensioni di vecchiaia, i trattamenti anticipati, le pensioni di invalidità e quelle ai superstiti riferite alle gestioni considerate dall’Istituto. Il conteggio comprende inoltre gli assegni sociali. Nei primi sei mesi dell’anno sono state registrate 132.039 pensioni di vecchiaia e 100.356 pensioni anticipate.
Alle due principali categorie si aggiungono 24.307 pensioni di invalidità e 106.927 trattamenti ai superstiti. Gli assegni sociali risultano invece 53.432. Nel complesso, i dati fotografano i trattamenti liquidati entro il 2 luglio e con decorrenza compresa entro il mese di giugno.
La distribuzione tra le gestioni
Il Fondo pensioni lavoratori dipendenti è la gestione con il numero più elevato di trattamenti, pari a 170.245. Seguono la gestione dei dipendenti pubblici, con 45.558 pensioni, quella degli artigiani, con 42.861, e quella dei commercianti, con 38.296.
I fondi speciali registrano 26.911 pensioni, mentre ai parasubordinati ne risultano attribuite 24.551. La gestione che comprende coltivatori diretti, coloni e mezzadri conta 15.207 trattamenti. Le diverse consistenze riflettono la composizione dei flussi registrati nelle singole gestioni previdenziali.
Il confronto con il 2025
L’INPS invita tuttavia a usare cautela nel confrontare il dato del primo semestre 2026 con quello dell’anno precedente. Nel 2025 le pensioni con decorrenza nell’anno erano state complessivamente 892.108, con un importo medio mensile alla decorrenza di 1.216 euro.
La differenza nelle modalità di rilevazione rende il confronto non omogeneo. Il dato riferito al 2025 comprende infatti anche pensioni liquidate successivamente, fino al 2 luglio 2026, purché con decorrenza nell’anno precedente. Per il 2026, invece, sono stati considerati esclusivamente i trattamenti liquidati entro il 2 luglio e con decorrenza entro giugno.
I numeri relativi al 2026 potranno quindi cambiare con la futura liquidazione di trattamenti aventi decorrenza precedente al 2 luglio. L’Istituto precisa che eventuali differenze nei volumi possono dipendere anche dai diversi tempi necessari per definire le pratiche amministrative e non indicano necessariamente una variazione nell’andamento dei pensionamenti.