Toscana

Santa Maria a Colle ricorda le vittime dell’eccidio del 1944

Simonetta Simonetti richiama pace, formazione e responsabilità civile durante la cerimonia dedicata ai dodici morti

Santa Maria a Colle ha rinnovato il ricordo delle vittime dell’eccidio compiuto nel 1944 durante l’occupazione nazifascista. La commemorazione ha offerto l’occasione per riflettere sul valore della memoria e sull’importanza dell’educazione alla pace, in un momento storico segnato ancora dalla presenza di numerosi conflitti.

A intervenire è stata Simonetta Simonetti, presidente dell’Associazione toscana volontari della libertà, che ha richiamato il ruolo delle generazioni cresciute dopo la Seconda guerra mondiale. Secondo la sua riflessione, nel dopoguerra la volontà di ricostruire il Paese e i rapporti umani aveva prevalso sul dolore lasciato dalla guerra, insieme alla convinzione che una simile tragedia non sarebbe più tornata.

Il ricordo dell’estate del 1944

Nel suo intervento, Simonetti ha messo a confronto quella stagione di ripresa con il presente, caratterizzato da un mondo ancora attraversato dalle guerre. La trasmissione quotidiana delle immagini dei conflitti, ha osservato, rischia di creare un clima di normalità di fronte a eventi che invece continuano a provocare sofferenza e distruzione. Da qui il richiamo a coltivare la pace e a inserirla nei percorsi educativi e formativi.

Il territorio lucchese fu teatro della violenza della XVI Panzergrenadier Division delle SS. A Santa Maria a Colle era stato organizzato un piccolo ospedale grazie al parroco don Pio Serafini, al tenente medico Pilade Nardi e al maggiore Raffaello Fambrini. La struttura doveva assistere la popolazione locale e gli sfollati, numerosi e in condizioni di estrema difficoltà. La situazione precipitò il 18 agosto 1944.

In quei giorni il sergente medico Papuska, sottufficiale della divisione tedesca, si rese responsabile di una serie di omicidi. Secondo il ricordo ricostruito dall’Atvl, il 18 agosto prelevò Raffaello Giannini dalla sua abitazione e lo trasferì a Nozzano, dove venne ucciso. Il 23 agosto furono assassinati Alberto Vannucci e il cugino Cherubino, mentre il giorno successivo venne ucciso Alessandro Palagi.

La denuncia che fermò le persecuzioni

Nella stessa sequenza di violenze furono coinvolti anche Pompilio e Aurelio Vannucci, fratelli di Alberto, e Pietro Vannucci. I primi due vennero costretti a seguire Papuska verso il comando tedesco e furono uccisi lungo la strada a colpi di pistola. Nel complesso, i crimini ricordati durante la commemorazione provocarono la morte di dodici persone.

Don Serafini e il dottor Nardi furono a loro volta perseguitati e minacciati di morte, fino a essere costretti a lasciare il paese per rifugiarsi a Lucca. A interrompere la permanenza del sergente a Santa Maria a Colle fu la denuncia della maestra Cesira Fambrini al Comando tedesco. Il suo intervento portò all’allontanamento di Papuska e resta, insieme al ricordo delle vittime, uno degli episodi centrali della memoria della comunità.

Per Simonetti, la vicenda continua a interrogare il presente. La commemorazione non rappresenta soltanto un omaggio alle persone uccise, ma anche un invito a contrastare la logica della sopraffazione e a trasmettere alle nuove generazioni il valore della convivenza, della responsabilità e della pace.