Nazionale

Gadda: regole nazionali per il social freezing

La parlamentare propone di ampliare da 35 a 38 anni l’accesso alla crioconservazione e di ridurre le disparità territoriali.

Maria Chiara Gadda, vicepresidente del gruppo Italia Viva-Casa Riformista alla Camera, ha rilanciato la proposta di estendere da 35 a 38 anni la possibilità di ricorrere al social freezing, la conservazione degli ovociti a fini riproduttivi. L’esponente politica ha inoltre chiesto la definizione di criteri omogenei per garantire un accesso uniforme alle prestazioni in tutte le regioni.

La richiesta di un confronto parlamentare

La posizione è stata espressa durante la trasmissione televisiva L’Aria che tira. Secondo Gadda, la crioconservazione degli ovociti è una questione sempre più presente nei percorsi personali di molte donne e richiede un confronto istituzionale che tenga insieme aspetti etici, diritto di scelta e pari opportunità.

La parlamentare ha sostenuto che il social freezing debba essere considerato come una possibilità aggiuntiva e non come un obbligo. La proposta, formulata da Matteo Renzi, punta ad ampliare il limite anagrafico per l’accesso alla procedura, offrendo un’opzione a chi non si trova ancora nelle condizioni di avere un figlio nel periodo di maggiore fertilità.

Le differenze tra i territori

Nel suo intervento Gadda ha richiamato anche il tema della fertilità maschile, sottolineando la necessità di affrontare la salute riproduttiva in modo complessivo. Un altro punto riguarda le differenze nelle politiche adottate dalle amministrazioni regionali, che in alcuni casi hanno già iniziato a destinare risorse al social freezing in assenza di un quadro nazionale condiviso.

Per la vicepresidente del gruppo parlamentare, l’accesso alla salute riproduttiva non dovrebbe dipendere dal luogo di residenza. Da qui la richiesta al Parlamento di aprire un confronto e di definire regole comuni, così da evitare che si amplino i divari territoriali già presenti in altri ambiti del Servizio sanitario.

Gadda ha quindi invitato le forze politiche a discutere la proposta senza pregiudizi e a coinvolgere l’intero Parlamento. Il tema, ha osservato, non riguarda soltanto le donne, ma coinvolge anche la fertilità maschile e l’organizzazione dell’assistenza sanitaria nei diversi territori.