L’Ordine dei medici di Grosseto interviene sul caso della bambina di quattro anni morta dopo il ricovero in ospedale a Palermo con un quadro clinico riconducibile alla difterite. In attesa degli accertamenti definitivi delle autorità sanitarie e giudiziarie, l’Ordine richiama l’attenzione su una malattia diventata rara in Italia grazie alla diffusione delle vaccinazioni.
Secondo le prime informazioni rese pubbliche, la bambina non sarebbe stata vaccinata per scelta dei genitori, che avrebbero rifiutato l’immunizzazione temendo un possibile legame tra vaccini e autismo. Una convinzione che, sottolinea l’Ordine, non trova riscontro nelle evidenze scientifiche disponibili. L’organizzazione professionale esprime vicinanza alla famiglia e agli operatori sanitari, precisando che non spetta all’Ordine anticipare le conclusioni degli accertamenti in corso.
Una malattia rara, ma non scomparsa
La difterite è un’infezione batterica grave e contagiosa che, nei casi più severi, può provocare la morte. In Italia i contagi sono diventati eccezionali proprio grazie alla prevenzione vaccinale e l’ultimo decesso per difterite risaliva al 1991. La riduzione dei casi, osserva Paola Pasqualini, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Grosseto, può però alimentare la percezione che la malattia appartenga ormai al passato.
Il vaccino contro la difterite è compreso nell’esavalente previsto dal calendario vaccinale italiano nei primi mesi di vita, insieme alle protezioni contro tetano, pertosse, poliomielite ed epatite. Al ciclo primario seguono richiami, necessari per mantenere nel tempo un livello adeguato di protezione. L’assenza di casi frequenti, spiega l’Ordine, non significa che l’agente infettivo sia stato eliminato, ma che la prevenzione ha contribuito a limitarne la circolazione.
Una copertura elevata protegge inoltre indirettamente le persone che, per condizioni cliniche specifiche, non possono essere vaccinate o non riescono a sviluppare una risposta immunitaria sufficiente. Per questo la vaccinazione viene presentata come una scelta individuale con effetti sull’intera comunità, in particolare sui soggetti più vulnerabili.
La presidente dell’Ordine invita infine le famiglie a non affidarsi a contenuti privi di riferimenti scientifici e a rivolgersi, in caso di dubbi, al medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o ai professionisti dei servizi vaccinali. L’obiettivo, sottolinea l’organizzazione, è affrontare timori e domande attraverso un rapporto basato sull’ascolto e sulla fiducia.