Lombardia

Vanalli: «La Lega deve cambiare, Vannacci vice è un errore»

L’ex primo cittadino bergamasco critica la linea nazionale e chiede una direzione politica più chiara

Lo striscione comparso nella notte a ridosso del pratone di Pontida non è stato firmato da contestatori esterni, ma dalla fronda interna alla Lega. Una scritta, Una Lega rinnovata o una Pontida di rivolta, rimossa dalla segretaria della sezione Antonella Pellegrinelli dopo essere stata fotografata e diffusa, ha riacceso il dibattito sulla linea del partito e sulla leadership di Matteo Salvini.

A commentare il momento difficile è Pierguido Vanalli, storico esponente leghista e sindaco di Pontida per tre mandati, prima della sconfitta del partito anche nel suo storico feudo. Secondo Vanalli, la situazione non è mai stata così preoccupante: in passato, sostiene, i contrasti interni venivano superati ripartendo dal Nord, mentre oggi il consenso è calcolato sull’intero Paese e la Lega non avrebbe più una base territoriale abbastanza solida.

La crisi della linea nazionale

Per l’ex sindaco, con il 20 per cento un partito può incidere sulle politiche pubbliche, mentre con il 4 per cento rischia di non riuscire a ottenere risultati per nessuno. La difficoltà, aggiunge, nasce anche dalla perdita di una direzione comune: il partito avrebbe perso il proprio radicamento e non disporrebbe più dei necessari strumenti politici per rilanciarsi.

Vanalli non boccia però a posteriori la scelta di trasformare la Lega in una forza nazionale. L’estensione al Mezzogiorno, spiega, poteva essere una strategia utile se avesse contribuito a migliorare le condizioni dell’intero Paese. Al contrario, l’ipotesi secessionista non sarebbe percorribile. Anche sull’autonomia differenziata esprime forti dubbi: ricorda un incontro del 2010 con Roberto Calderoli ed Enrico La Loggia e osserva che, dei dodici decreti attuativi previsti allora, sarebbe rimasto soltanto quello relativo a Roma Capitale.

Il progetto, secondo Vanalli, rischia di arenarsi in caso di elezioni anticipate e, più in generale, di scontrarsi con la posizione degli altri partiti. Da qui la sua previsione: le speranze sull’autonomia potrebbero naufragare a ogni appuntamento elettorale. Nel giudizio sull’attuale segretario federale è netto: Salvini dovrebbe essere sostituito, anche se le critiche tardive di chi si accorge dei problemi soltanto quando il partito è ormai vicino al punto di rottura non sarebbero sufficienti a risolverli.

Zaia e il caso Vannacci

Vanalli ricorda che Salvini è stato rieletto segretario all’unanimità al congresso di circa un anno fa, ma sottolinea che nei congressi leghisti raramente si sono presentate alternative. A suo giudizio, l’incarico di segretario e quello di ministro impongono di occuparsi dell’intero Paese e non soltanto del proprio territorio. Riconosce alcuni miglioramenti nella gestione dell’immigrazione, ma ritiene che il partito si sia fermato alle dichiarazioni e alle belle figure, senza risultati concreti sulle battaglie storiche della Lega.

Tra i possibili successori indica Luca Zaia, che avrebbe voluto già alla guida del partito dopo Roberto Maroni. La scelta, precisa, avrebbe senso soltanto se accompagnata da idee e obiettivi definiti, non come semplice soluzione per allontanare Salvini. Critico anche l’ingresso di Roberto Vannacci nella Lega e la sua nomina a vicesegretario: per Vanalli si è trattato di un errore politico, perché le posizioni del generale non sarebbero compatibili con quelle del partito.

Iscritto alla Lega dal 1999, Vanalli dice di aver contribuito alla storia del movimento, pur ammettendo di non aver fatto tutto ciò che avrebbe potuto. Ricorda il lavoro svolto da molti sindaci leghisti, a suo parere mai valorizzato abbastanza, ma chiude con una valutazione amara: non gli viene in mente una realizzazione che possa essere considerata un risultato definitivo del partito e che nessuno possa più mettere in discussione.