Per Banca Monte dei Paschi di Siena si apre un nuovo capitolo di una storia segnata da risanamenti, operazioni finanziarie e scontri ai vertici. L’ultima mossa punta ancora una volta a modificare un destino che sembrava già scritto: dopo l’ipotesi di cessione a Unicredit del 2022, oggi sul tavolo c’è l’offerta di Intesa Sanpaolo con Bper-Unipol. In gioco c’è il futuro di un istituto di credito che il prossimo anno raggiungerà 555 anni di attività.
Il percorso è iniziato nel febbraio 2022, quando Luigi Lovaglio ha assunto la guida di Rocca Salimbeni. All’epoca si prospettava la vendita a Unicredit, accompagnata da una dote di 8 miliardi di euro, ma il progetto venne respinto. Da allora, la banca ha attraversato una serie di passaggi decisivi, con un’accelerazione sempre più evidente negli ultimi mesi.
La ricapitalizzazione e il risanamento
Il primo snodo è arrivato nel novembre 2022 con l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, sostenuto dal ministero dell’Economia e delle Finanze, allora principale azionista. Lovaglio partecipò direttamente all’attività di coinvolgimento degli investitori, mentre l’operazione fu accompagnata da una profonda riorganizzazione interna.
In un’unica giornata lasciarono la banca 4.200 dipendenti, senza licenziamenti, nell’ambito degli accordi previsti dal piano. I sindacati hanno più volte sottolineato il peso della ristrutturazione e il coinvolgimento del personale in una fase particolarmente complessa. L’intervento rappresentò il passaggio tra la vecchia e la nuova fase del Monte dei Paschi, dopo un decennio di difficoltà e ripetuti timori sul futuro dell’istituto.
Dalla scalata a Mediobanca alla nuova partita
Il rilancio ha avuto il suo momento più evidente nel gennaio 2025, con il lancio dell’offerta di acquisto su Mediobanca. L’operazione ha portato nel perimetro del Monte un istituto complementare alla banca tradizionale e una partecipazione del 13 per cento in Generali. Proprio attorno al gruppo assicurativo si è sviluppata la fase successiva della vicenda.
Le tensioni legate all’operazione hanno prodotto una frattura nel consiglio di amministrazione. Lovaglio è stato escluso dal comitato nomine per il suo coinvolgimento nell’inchiesta milanese sulla scalata a Mediobanca, poi è stato depennato dalla lista per il rinnovo del consiglio e licenziato dagli incarichi di direttore generale e amministratore delegato. I fatti risalgono agli inizi di marzo 2026, circa un mese e mezzo prima del ribaltone assembleare.
Il 15 aprile, infatti, la lista di Plt Holding, che proponeva il ritorno di Lovaglio alla guida operativa, ha ottenuto la maggioranza su quella del consiglio uscente. L’assemblea si è svolta in un clima particolarmente acceso, con una partecipazione descritta come senza precedenti e manifestazioni di sostegno in sala. Il voto ha riportato Lovaglio al vertice, ma non ha chiuso i contrasti interni al consiglio.
Il quadro è cambiato nuovamente il 7 giugno, quando nel primo pomeriggio è arrivata la proposta di Banco Bpm e, in serata, l’annuncio dell’Opas di Intesa Sanpaolo, formalizzata il mattino seguente. Da quel momento è iniziata una fase caratterizzata da transizioni, appelli istituzionali e interventi politici, compreso quello della premier Giorgia Meloni. Il 15 agosto la città ha conferito a Lovaglio il Mangia d’Oro per il lavoro svolto nel risanamento e nella difesa della banca. Ora il Monte dei Paschi affronta un’ulteriore partita, con l’obiettivo di cambiare ancora una volta il proprio destino.