377 detenuti a fronte di 311 posti disponibili. È il dato registrato da Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, durante una visita alla Casa circondariale di Cuneo, effettuata insieme a Flavio Martino di Più Europa e all’avvocato Enrico Collidà. Secondo la delegazione, il livello di presenze supera il 120 per cento della capienza prevista e rappresenta un elemento di forte preoccupazione.
Blengino riferisce di aver rilevato per la prima volta, dopo anni di visite nell’istituto, una situazione di questo tipo. Una parte consistente delle persone detenute, spiega, proviene dagli istituti di Torino e Genova, indicati come strutture ormai al collasso. Nel frattempo, il reparto destinato al 41-bis è stato chiuso e il carcere sarebbe in attesa dell’arrivo di nuovi detenuti.
Capienza e personale
Il tema sollevato dalla delegazione riguarda anche la capacità dell’amministrazione penitenziaria di gestire l’eventuale incremento delle presenze. La domanda posta da Blengino è con quale organizzazione e con quale personale possano essere accolti nuovi detenuti, considerando che l’organico presenta già carenze gravissime. Il sovraffollamento, secondo i Radicali, rischia così di aggravare una situazione nella quale gli spazi e le risorse disponibili non risultano adeguati al numero delle persone ospitate.
Rispetto alle precedenti visite, la delegazione ha comunque rilevato un clima più sereno nelle sezioni e condizioni complessivamente migliori degli spazi. Il miglioramento, però, non cancellerebbe i limiti strutturali dell’istituto. I percorsi di reinserimento vengono descritti come ancora insufficienti, pur a fronte di iniziative considerate positive e dell’impegno del personale e della società civile.
Reinserimento e recidiva
Tra le criticità segnalate ci sono anche la presenza di molti giovani e di diverse persone con patologie psichiatriche e fisiche. Per la delegazione, il carcere dovrebbe affrontare queste condizioni con strumenti capaci di ridurre il rischio di recidiva, invece di limitarsi alla detenzione. Riempire le celle senza garantire opportunità concrete, sostiene Blengino, può lasciare le persone prive degli strumenti necessari per costruire un percorso diverso una volta terminata la pena.
La posizione dei Radicali Italiani è che la sicurezza non possa essere perseguita soltanto aumentando il numero delle persone recluse. Servirebbero, secondo Blengino, misure alternative, lavoro, formazione e percorsi seri di reinserimento, oltre a un provvedimento urgente per ridurre il sovraffollamento. L’appello finale è rivolto alla politica, chiamata a contrastare quella che viene definita una deriva demagogica e panpenalista e a garantire il rispetto dei principi della Costituzione.