Claudio Sacchetto, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Agricoltura, interviene sulle dichiarazioni attribuite a Stefano Feltri sul ruolo del comparto agricolo. In una lettera, Sacchetto contesta l’idea che gli agricoltori siano inutili e che l’agricoltura possa essere descritta soltanto come uno dei settori più inquinanti.
Secondo il consigliere, la produzione di cibo resta una funzione strategica, soprattutto in una fase segnata da crisi geopolitiche, guerre commerciali, instabilità internazionale e difficoltà nelle catene di approvvigionamento. La capacità di produrre alimenti sul territorio viene quindi collegata ai temi della sicurezza e dell’indipendenza alimentare, considerate elementi concreti e non astratti.
Il ruolo nella tutela del territorio
Nella lettera viene sottolineato anche il contributo dell’agricoltura alla manutenzione del territorio. La presenza degli agricoltori, sostiene Sacchetto, consente di evitare l’abbandono dei terreni, conservare il paesaggio rurale e mantenere un equilibrio territoriale che riguarda l’intera collettività.
Tra gli esempi citati ci sono i consorzi irrigui, incaricati di gestire reti di canali e infrastrutture idrauliche. Queste strutture, osserva il consigliere, non servono soltanto a distribuire acqua alle coltivazioni, ma svolgono anche funzioni di regolazione e deflusso delle acque piovane.
Un terreno agricolo non impermeabilizzato, prosegue il testo, mantiene inoltre la capacità di assorbire e infiltrare l’acqua. La trasformazione del suolo permeabile in parcheggi, capannoni o strade asfaltate può aumentare la velocità con cui le precipitazioni raggiungono le reti di drenaggio e i corsi d’acqua. La tutela delle superfici agricole viene quindi indicata anche come strumento per contenere il rischio idrogeologico.
Emissioni e peso economico
Sacchetto riconosce che l’agricoltura produce impatti ambientali e richiama la necessità di ridurli attraverso innovazione, agricoltura di precisione, minore utilizzo di input, gestione più efficiente dell’acqua, energie rinnovabili, tecniche conservative e una migliore gestione degli allevamenti.
A sostegno della propria posizione, il consigliere cita dati ISPRA secondo cui nel 2024 l’agricoltura ha rappresentato il 7,7% delle emissioni nazionali di gas serra, con una riduzione del 22,3% rispetto al 1990. Numeri che, nella sua valutazione, confermano l’esistenza di un impatto ambientale ma non giustificano l’individuazione degli agricoltori come unico bersaglio delle politiche ambientali.
La lettera richiama anche i dati CREA sul sistema agroalimentare italiano, che nel 2024 avrebbe raggiunto un valore di circa 700 miliardi di euro, pari al 15% dell’economia nazionale. Le esportazioni agroalimentari avrebbero superato i 68,5 miliardi, mentre gli occupati nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca sarebbero stati circa 820 mila.
Un’attenzione particolare viene riservata alle aree montane e collinari del Piemonte, dove l’abbandono delle attività agricole potrebbe comportare la perdita di prati, pascoli, terrazzamenti e infrastrutture rurali. La conclusione di Sacchetto è che il confronto su emissioni, acqua, fertilizzanti, allevamenti e sostenibilità debba partire dai dati, riconoscendo al comparto un valore economico, alimentare, ambientale e sociale.