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Il delirium dopo l’intervento ha una possibile firma biologica

Nei roditori anziani anestesia e stress hanno alterato memoria, sonno e segnali dell’ippocampo

Per molte persone anziane il periodo successivo a un intervento può includere non solo dolore e stanchezza, ma anche uno stato di confusione acuta. Attenzione ridotta, sonno irregolare e difficoltà a orientarsi sono sintomi compatibili con il delirium postoperatorio, una condizione osservata dopo la chirurgia e nei ricoveri intensivi. Un nuovo studio ha esaminato un possibile meccanismo alla base del disturbo, ma lo ha fatto esclusivamente in un modello animale.

I ricercatori hanno sottoposto topi maschi anziani a una combinazione di anestesia, chirurgia e condizioni simili a quelle di una terapia intensiva, tra rumore, luci disturbanti e stress. L’obiettivo era verificare se questo insieme di fattori potesse modificare l’ippocampo, area del cervello coinvolta nella memoria e nell’apprendimento, e interferire con i meccanismi che regolano il ciclo sonno-veglia.

Le alterazioni osservate nel cervello

Il lavoro si è concentrato sull’epigenetica, cioè sui cambiamenti che influenzano l’attività dei geni senza modificarne la sequenza. In particolare, sono stati analizzati segnali collegati a BDNF e ARC, molecole importanti per la plasticità cerebrale e per la formazione delle connessioni tra neuroni.

Dopo l’esposizione allo stress perioperatorio, gli animali hanno mostrato una maggiore vulnerabilità cognitiva. Nei test comportamentali hanno ottenuto risultati peggiori nell’attenzione e nella memoria a breve termine. Nell’ippocampo sono stati inoltre rilevati dendriti meno complessi e una riduzione delle spine dendritiche, strutture che partecipano alla comunicazione tra le cellule nervose.

Le analisi biologiche hanno evidenziato una minore attività di geni e proteine legati a BDNF, ARC e ad altri regolatori della funzione sinaptica. Sono emerse anche modifiche di marcatori epigenetici, compatibili con un ambiente meno favorevole all’espressione genica. L’analisi di rete ha indicato un collegamento tra questi cambiamenti e i regolatori circadiani, che contribuiscono a sincronizzare l’organismo con il ciclo giorno-notte.

In una parte dell’esperimento è stato testato anche il vorinostat, un farmaco già impiegato in altri contesti clinici. Nei topi il trattamento ha attenuato alcune alterazioni molecolari e migliorato determinate misure cognitive nel breve periodo. Il risultato, però, non equivale alla dimostrazione di un beneficio nell’essere umano.

Perché servono cautela e nuovi studi

Il dato principale è che il delirium postoperatorio potrebbe non essere soltanto una risposta generica allo stress, ma riflettere cambiamenti biologici misurabili a carico di memoria, attenzione e ritmi circadiani. Questo può aiutare a comprendere perché, soprattutto nelle persone fragili, il recupero dopo un intervento sia talvolta accompagnato da disturbi del sonno, disorientamento e un ritorno più lento alle normali attività mentali.

Lo studio presenta tuttavia limiti importanti. È stato condotto solo su topi maschi anziani e non può riprodurre tutta la complessità dei pazienti, che possono avere malattie, terapie e storie cliniche differenti. Inoltre, diverse misurazioni sono state effettuate su tessuto cerebrale analizzato nel suo insieme, senza stabilire con precisione quali cellule siano maggiormente coinvolte.

Non emerge quindi alcuna indicazione a usare vorinostat, altri farmaci o integratori per prevenire la confusione dopo un intervento. Il risultato offre una pista ancora preliminare tra stress perioperatorio, alterazione dei ritmi circadiani e peggioramento cognitivo. Sonno regolare, luce naturale, orientamento nel tempo e riduzione del rumore e dello stress ambientale potrebbero essere elementi utili durante il ricovero e il recupero, ma per arrivare a terapie concrete saranno necessari studi clinici nelle persone.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Alzheimer s & Dementia con il titolo Epigenetically driven impairment of BDNF–ARC signaling contributes to circadian and cognitive disarray in a mouse model of postoperative delirium. Il DOI del paper è 10.1002/alz.71556.