La fraternità di Casa Betlemme ha annunciato la morte di Flora Gualdani, ostetrica e fondatrice della realtà di accoglienza nata nella località Indicatore. La salma è esposta da questa mattina nella cappellina della struttura. I funerali si svolgeranno mercoledì alle 10.30 nella Cattedrale di Arezzo, alla presenza del vescovo Andrea Migliavacca e del cardinale Gualtiero Bassetti.
Ostetrica e volontaria
Nata nel 1938 ad Arezzo, nella località Indicatore, Gualdani ha vissuto sempre nel territorio. Ostetrica dal 1959 e puericultrice, ha lavorato nella sanità pubblica fino all’inizio degli anni Novanta, assistendo migliaia di nascite negli ospedali e in diversi Paesi. Fin dagli anni Sessanta utilizzò i periodi di ferie per visitare ospedali e missioni in Inghilterra, Svezia, Cipro, Africa, Cina, Messico e Stati Uniti, con l’obiettivo di conoscere condizioni e pratiche legate alla maternità in contesti differenti.
La sua esperienza di volontariato si estese anche a scenari segnati da guerre e calamità, dal Bangladesh all’India, dalla Cambogia alla Bosnia, fino al terremoto dell’Irpinia. Per prepararsi a queste attività conseguì un diploma di interprete di francese, frequentò per quattro anni la Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze e superò a Roma i test per il brevetto da elicotterista, partecipando anche ad alcune lezioni di volo.
L’accoglienza a Indicatore
Durante il primo viaggio in Terra Santa, nell’agosto del 1964, Gualdani maturò nella grotta di Betlemme la scelta di dedicarsi all’accoglienza delle maternità difficili. Al suo rientro in Italia seguì una giovane donna malata di cancro che aveva deciso di non interrompere la gravidanza. Dopo il parto, accolse per un periodo la neonata, permettendo alla madre di curarsi. Quell’esperienza fu l’inizio di un’attività destinata a proseguire per decenni.
Utilizzando la propria parte di eredità e con l’aiuto di volontari, Gualdani trasformò un ettaro di terreno della famiglia in un piccolo villaggio composto da casette e immerso nel verde. Qui furono ospitate numerose ragazze madri, provenienti da culture e religioni diverse, e diversi neonati affidati dal Tribunale per i Minorenni di Firenze. Casa Betlemme divenne così una delle prime strutture private italiane dedicate all’accoglienza delle maternità difficili e alla prevenzione dell’istituzionalizzazione dei minori.
Nel corso degli anni Ottanta l’impegno si ampliò alla formazione e alla prevenzione. La struttura promosse iniziative sulla procreazione responsabile, la bioetica e la tutela della vita, rivolte a giovani, coppie, educatori, operatori sanitari, religiosi e donne consacrate. Gualdani ottenne l’abilitazione all’insegnamento del metodo Billings nel 1986 e conseguì nel 2006 un diploma in Bioetica e cultura della vita. Anche dopo il pensionamento continuò a partecipare a convegni e congressi.
L’iniziativa personale divenne associazione di volontariato nel 1981 e ricevette il primo riconoscimento ecclesiale nel 2005, quando il vescovo Gualtiero Bassetti la eresse ad associazione pubblica di fedeli. L’attività fu portata avanti senza convenzioni economiche con le istituzioni, attraverso il lavoro volontario e il sostegno della fraternità di collaboratori laici.
La vicenda di Gualdani è stata raccontata in libri, reportage, tesi di laurea e documentari, tra cui Il tempo delle donne, realizzato per la Rai nel 2018, e Alle sorgenti della vita, prodotto a Roma nel 2019. Ha inoltre pubblicato scritti spirituali e poetici e ricevuto diversi riconoscimenti per l’impegno sociale, culturale e nell’ambito del volontariato, tra cui il Civitas Aretii nel 2020.