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Vlahovic e Lukaku, i soldi prima di tutto: la Turchia unica soluzione 

Entrambi conserveranno ingaggi da top player, ma hanno rinunciato alle grandi piazze europee

Vlahovic e Lukaku, i soldi prima di tutto: la Turchia unica soluzione 

Il calcio europeo li aveva ancora davanti agli occhi, ma nessuno dei due ha trovato la porta giusta da spalancare. Così Dusan Vlahovic e Romelu Lukaku hanno scelto la Turchia, dove continueranno a essere protagonisti, almeno sul piano economico e mediatico, con le maglie di Besiktas e Fenerbahce. Il serbo, svincolato dalla Juventus, firmerà per tre anni a circa 8 milioni di euro più bonus a stagione; il belga saluterà il Napoli per trasferirsi al Fenerbahce, che verserà 6 milioni per il cartellino e garantirà al centravanti uno stipendio vicino ai 10 milioni per due stagioni. Cifre che confermano quanto la Super Lig sia ormai diventata una destinazione privilegiata per i grandi «9» in cerca di un ultimo contratto pesante.

Vlahovic, quattro anni e mezzo dopo

Per Vlahovic il trasferimento al Besiktas rappresenta soprattutto l’ennesimo tentativo di rimettere in carreggiata una carriera che a Torino ha vissuto più ombre che luci. Luciano Spalletti lo avrebbe voluto ancora alla Juventus, tanto da averlo considerato la prima scelta per il reparto offensivo anche nella scorsa stagione. Il serbo ha risposto con sette gol in 19 presenze in campionato e tre reti in quattro partite di Champions: numeri non straordinari, ma sufficienti per convincere l’allenatore a puntare ancora su di lui.

Spalletti gli aveva anche lanciato un messaggio piuttosto esplicito: «Bisogna citofonare…». Dusan, però, ha scelto diversamente. A Istanbul ritroverà Vincenzo Italiano, che ai tempi della Fiorentina riuscì a ottenere da lui 17 gol in appena 21 partite. Un precedente che alimenta la speranza di un nuovo rilancio.

Dopo quattro anni e mezzo in bianconero, il capitolo Juventus si chiude quindi senza che nessuna delle grandi pretendenti europee abbia davvero affondato il colpo. Barcellona, Bayern Monaco e Atletico Madrid lo hanno seguito, ma senza trasformare l’interesse in un’offerta concreta. Il Besiktas è una soluzione di ripiego sul piano sportivo, ma tutt’altro che secondaria dal punto di vista economico.

Lukaku, addio al Napoli

Anche il percorso di Lukaku porta a Istanbul. Il belga lascia Napoli dopo aver contribuito allo scudetto conquistato con Antonio Conte, mettendo a segno 14 reti nella cavalcata tricolore. La stagione successiva, però, ha offerto un rendimento decisamente più modesto: appena sette presenze e un gol.

Numeri che hanno pesato nelle valutazioni del nuovo allenatore. Allegri avrebbe potuto anche decidere di puntare sull’esperienza e sulla fisicità di Romelu, ma le condizioni economiche richieste dall’attaccante erano difficili da sostenere. Da qui la decisione di Aurelio De Laurentiis: separarsi dal centravanti e aprirgli la strada verso il Fenerbahce.

Anche in questo caso, il richiamo della Turchia ha avuto un peso enorme. Lukaku conserverà uno stipendio da top player e continuerà a essere una delle stelle della Super Lig, accanto a nomi come Victor Osimhen, che al Galatasaray ha trovato una nuova dimensione dopo gli anni italiani.

Essere o avere?

È proprio qui che si apre il vero interrogativo. Vlahovic e Lukaku avrebbero potuto trovare spazio in campionati di primo livello? Probabilmente sì, almeno se avessero accettato di ridimensionare le proprie pretese economiche. Squadre di fascia medio-alta delle cinque grandi leghe europee avrebbero potuto rappresentare una sfida ancora stimolante, ma difficilmente avrebbero garantito gli stessi ingaggi.

A un certo punto della carriera arriva per tutti il bivio tra essere e avere. Vlahovic e Lukaku hanno scelto senza esitazioni la seconda strada. Una decisione assolutamente legittima per due professionisti che hanno già costruito carriere importanti e che ora possono garantirsi altri anni di guadagni da capogiro.

Resta però un retrogusto amaro. Perché il Bosforo può offrire soldi, visibilità e nuovi stimoli, ma la competizione non è quella di Serie A, Premier, Liga, Bundesliga o Ligue 1. Per due centravanti ancora capaci di lasciare il segno, la Turchia rischia di essere più un punto d’arrivo che un nuovo inizio.

E forse, guardando alla carriera di entrambi, la sensazione è che abbiano lasciato sul tavolo l’ultima grande occasione per dimostrare di poter ancora essere protagonisti ai massimi livelli del calcio europeo.