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Grasso addominale e vitamina D: il rischio associato in sei anni

Uno studio su 5.520 adulti over 50 rileva una relazione, ma non dimostra un nesso causale.

Con l’avanzare dell’età, il peso complessivo non è l’unico indicatore da considerare. Anche la circonferenza della vita e i livelli di vitamina D possono offrire informazioni utili sullo stato di salute. Un nuovo studio suggerisce che la presenza contemporanea di obesità addominale e carenza di vitamina D sia associata a un rischio di morte più elevato nei sei anni successivi.

Lo studio e i risultati

I ricercatori hanno seguito per sei anni 5.520 persone di almeno 50 anni. All’inizio del periodo di osservazione hanno misurato la circonferenza della vita, utilizzata come indicatore dell’accumulo di grasso addominale, e la concentrazione di vitamina D nel sangue. I partecipanti sono stati quindi suddivisi in sei gruppi, sulla base della presenza o assenza di obesità addominale e di livelli sufficienti, insufficienti o carenti della vitamina.

Nel corso dello studio sono morte 419 persone, pari al 7,6% del campione. Il profilo associato al rischio più alto era quello caratterizzato dalla combinazione di obesità addominale e carenza di vitamina D: in questo gruppo il rischio risultava più che doppio rispetto a quello osservato tra le persone senza obesità addominale e con valori della vitamina nella norma.

Anche le due condizioni considerate separatamente risultavano associate a un aumento del rischio, ma la loro presenza simultanea sembrava delineare la situazione più sfavorevole. Le persone che presentavano entrambe avevano inoltre più spesso una minore attività fisica, una maggiore abitudine al fumo, più malattie croniche e indicatori metabolici peggiori. I ricercatori hanno corretto le analisi tenendo conto di questi fattori, ma non è possibile escludere del tutto un confondimento residuo.

Che cosa significa nella pratica

Il lavoro è uno studio osservazionale: descrive un’associazione tra alcune caratteristiche e gli esiti osservati nel tempo, ma non dimostra che la carenza di vitamina D o il grasso addominale siano direttamente responsabili dell’aumento della mortalità. Non si può quindi concludere che assumere integratori riduca il rischio o che diminuire il girovita lo azzeri.

Il grasso concentrato sull’addome è da tempo collegato a diabete, malattie cardiovascolari e infiammazione cronica. La carenza di vitamina D è invece frequente soprattutto nelle età più avanzate. Considerare insieme questi due aspetti potrebbe aiutare a individuare persone più vulnerabili, ma non sostituisce una valutazione clinica individuale.

In caso di dubbi sulla circonferenza della vita, sull’alimentazione, sull’attività fisica, sull’esposizione al sole o su una possibile carenza, è opportuno parlarne con il medico. Lo studio non offre però una giustificazione per il fai da te con gli integratori. Per capire se correggere la carenza di vitamina D modifichi davvero il rischio di morte servirebbero studi sperimentali.

Tra i limiti della ricerca c’è anche la composizione del campione: sono state incluse persone che vivevano in comunità e disponevano di dati completi, mentre gli individui più anziani o più malati sono stati esclusi più spesso. I risultati, dunque, potrebbero non riflettere perfettamente il rischio dell’intera popolazione. La ricerca, pubblicata su Diabetes Obesity and Metabolism, è intitolata Does the Combination of Abdominal Obesity and Vitamin D Deficiency Increase the Risk of Death in Individuals Aged 50 or Older? Evidence From the ELSA Study. Il DOI è 10.1111/dom.70839.