Internazionale

Isole Faroe, viaggio tra scogliere, villaggi e natura selvaggia

Diciotto terre autonome della Danimarca, con 80mila pecore e colonie di pulcinelle, offrono sentieri, cascate e paesaggi vulcanici.

Nel Nord Atlantico, tra le Isole Orcadi e l’Islanda, le Isole Faroe formano un arcipelago di diciotto terre modellate da vulcani e ghiacciai. Appartengono amministrativamente alla Danimarca, ma godono di ampia autonomia dal 1948. Nuvole basse, nebbie improvvise, coste di basalto e vallate prive di alberi definiscono un paesaggio aspro e mutevole, dove la natura resta l’elemento dominante.

La popolazione conta circa 50.000 abitanti, mentre le pecore sono quasi 80.000. Il nome Fær Øer deriva dall’antico norreno e significa proprio Isole delle pecore. L’allevamento fornisce anche lana utilizzata per realizzare sciarpe, maglioni e accessori adatti a un clima variabile persino durante l’estate. L’arcipelago è inoltre una meta per il birdwatching: lungo le rotte migratorie e nelle aree di nidificazione si incontrano numerose specie, tra cui migliaia di pulcinelle di mare.

Come arrivare e cosa vedere

Dall’Italia si raggiungono le Faroe con uno scalo in Danimarca, a Copenaghen o Billund, oppure passando da Oslo o Reykjavik. L’aeroporto di riferimento è quello di Vágar. In alternativa si può viaggiare via mare con il traghetto Norröna, che parte da Hirtshals, nello Jutland Settentrionale, e arriva a Tórshavn dopo circa 36 ore. Una volta sul posto, autobus e traghetti collegano città, villaggi e isole, anche se il maltempo può condizionare gli spostamenti.

Sull’isola di Streymoy si trova Tórshavn, capitale di circa 20.000 abitanti. Nel centro storico di Tinganes e nell’area residenziale di Reyni si susseguono case colorate, stradine strette e alcuni edifici con i tradizionali tetti d’erba. Tra i luoghi legati alla storia locale figurano la fortezza di Skansin, costruita nel 1580, e il Museo di storia e folclore. La città offre anche ristoranti dedicati alla cucina locale, con pesce, agnello, alghe, erbe spontanee e pane di segale.

Nei dintorni meritano una visita Kirkjubøur, antico centro culturale con la chiesa di Sant’Olaf, quella di San Magnus e la capanna in legno di Roykstovan, risalente a circa 900 anni fa. Più a nord si trovano Saksun, con le abitazioni dai tetti d’erba e il Museo culturale di Dúvugarður, e Tjørnuvik, da cui si osservano la vicina Eysturoy e Slættaratindur, la vetta più alta dell’arcipelago, a 882 metri.

Lago, cascate e percorsi nella natura

Sull’isola di Vágar si trova Leitisvatn, conosciuto anche come Sørvágsvatn o lago sopra l’oceano. Il bacino è situato a circa 30 metri sul livello del mare e può essere osservato dalla scogliera di Trælanípa, raggiungibile con un sentiero da Miðvágur. L’area è frequentata anche da numerose specie di uccelli.

Tra le valli dell’isola sorge Gásadalur, villaggio per lungo tempo raggiungibile soltanto superando la montagna. Dal 2006 un tunnel lo collega alla rete stradale. Poco distante, la cascata di Múlafossur precipita direttamente nell’Atlantico dalle rocce della scogliera. Per il trekking, l’isola di Mykines offre un percorso con una salita iniziale e poi tratti pianeggianti, oltre a vedute sull’oceano e alla presenza di numerose pulcinelle di mare. La costa di Streymoy propone infine le falesie di Vestmanna, raggiungibili con un’escursione in barca di circa due ore: pareti vulcaniche alte fino a 600 metri, faraglioni e grotte marine ospitano colonie di uccelli marini.