Il 16 agosto 1928 moriva Carlo Del Prete, ufficiale dell’Aeronautica, pilota e navigatore originario di Lucca. A quasi un secolo di distanza, l’anniversario richiama la vicenda di uno dei protagonisti dell’aviazione italiana tra le due guerre, diventato celebre per le trasvolate oceaniche e per i record conquistati nei cieli.
Del Prete aveva raggiunto la notorietà con la trasvolata delle due Americhe del 1927 e con i primati mondiali stabiliti il 2 giugno 1928. Poche settimane più tardi, tra il 3 e il 5 luglio, affrontò insieme ad Arturo Ferrarin la traversata Roma-Brasile senza scali: i due percorsero oltre 7.188 chilometri in un unico volo, atterrando tra le dune di Touros, nel nord del Brasile, con appena 15 litri di carburante residuo.
La traversata e l’incidente
Secondo la ricostruzione di Paolo Pescucci, autore di una biografia dedicata al pilota lucchese, l’impresa contribuì ad aprire la prospettiva di collegamenti aerei regolari tra l’Italia e il Sud America. Il velivolo utilizzato per la traversata, però, rimase danneggiato durante l’atterraggio e non poté proseguire. Del Prete e Ferrarin riuscirono a raggiungere Rio de Janeiro il 5 agosto a bordo di altri aerei, accolti da celebrazioni che coinvolsero le autorità, la popolazione e le comunità italiane presenti nel Paese.
Per i due aviatori era stata programmata una crociera aerea nelle principali città brasiliane. Il 7 agosto 1928 si recarono quindi all’isola di Governador, davanti a Rio de Janeiro, dove era stato rimontato un idrovolante Savoia Marchetti S 62. Dopo alcune prove statiche, decisero di effettuare un tentativo di volo. Durante l’ascesa, a circa 40 metri di quota, un’ala perse portanza e il velivolo precipitò lateralmente sull’acqua.
L’impatto fu violento. Ferrarin riportò fratture e contusioni e rischiò di annegare, ma riuscì a salvarsi. Del Prete subì invece la frattura di entrambe le gambe e venne trasportato in ospedale. Nei giorni successivi un’infezione aggravò le sue condizioni e i medici tentarono di fermarla anche attraverso l’amputazione della gamba destra. Ogni intervento si rivelò inutile: il pilota morì la mattina del 16 agosto 1928, dopo giorni di sofferenza affrontati, secondo la testimonianza ricordata da Pescucci, con grande serenità.
Il cordoglio tra Brasile e Italia
La notizia scosse il Brasile, l’Italia e il mondo dell’aviazione. A Rio de Janeiro almeno 250mila persone parteciparono alle cerimonie funebri. Quando la salma arrivò a Genova, il treno diretto verso la Toscana venne accolto lungo il percorso da folle, fiori e persone inginocchiate a pregare sui binari, in un tributo paragonato a quello riservato pochi anni prima al Milite Ignoto.
Anche a Lucca la partecipazione fu imponente: oltre 100mila persone si raccolsero per il funerale e vennero deposte più di 700 corone di fiori. Del Prete aveva conquistato cinque record mondiali ed era stato tre volte trasvolatore dell’Atlantico. La sua figura è ancora ricordata in Brasile, mentre in Italia la memoria è più discreta. Per Pescucci, la storia del pilota lucchese meriterebbe una maggiore attenzione, insieme ai valori di fede, generosità e vicinanza alle persone in difficoltà che ne accompagnarono la vita.