Lombardia

Il patriarcato mediterraneo di Vannacci divide il confronto politico

Sommi difende l’impostazione del generale, Loffi la considera una visione stereotipata e contraria alla libertà femminile.

Il modello del patriarcato mediterraneo proposto da Roberto Vannacci divide il dibattito politico. Il generale, presentando le linee programmatiche del suo partito Futuro Nazionale, ha indicato tra i punti qualificanti la necessità di formare uomini forti, capaci di controllare emozioni e passioni, con il compito di proteggere le donne e contribuire alla costruzione e alla difesa della società.

Secondo Vannacci, questo modello dovrebbe rappresentare un’accezione positiva del patriarcato e contrastare la figura dell’uomo debole, considerato più esposto alla perdita del controllo e alla violenza. La proposta ha suscitato reazioni anche a Cremona, dove il tema è stato discusso da esponenti di posizioni politiche contrapposte.

La difesa del modello familiare

Simona Sommi, tesserata di Futuro Nazionale a Cremona, sostiene che l’obiettivo sia attribuire al concetto un significato diverso da quello tradizionalmente negativo. La famiglia, spiega, resta il nucleo della società e il riferimento all’uomo forte riguarderebbe chi sa dominare rabbia ed emotività, non chi esercita la violenza.

Per Sommi, il patriarcato mediterraneo non costituirebbe un ritorno al passato, ma un insieme di strumenti educativi destinati a formare uomini capaci di controllare le proprie passioni. La rappresentante del partito sottolinea inoltre il ruolo attuale delle donne, impegnate nella politica, nel lavoro e nella crescita dei figli, e ribadisce che l’uomo forte dovrebbe collaborare con la donna e riconoscere nella famiglia un valore.

Sommi collega questa impostazione alle radici greche e cristiane e critica la legge sul femminicidio, definita da Vannacci barbara e anacronistica. A suo giudizio, il femminicidio dovrebbe essere considerato un omicidio senza categorie specifiche, perché uomini, donne, persone gay e altre identità dovrebbero essere trattati allo stesso modo. La donna, aggiunge, non avrebbe bisogno di protezione ma di sentirsi amata e accudita.

Le critiche del Partito democratico

Di segno opposto la posizione di Vittoria Loffi, consigliera comunale del Partito Democratico. Loffi afferma che il patriarcato esiste, ma lo considera una struttura sociale da superare e non da difendere. A suo avviso, il richiamo all’uomo mediterraneo passionale rischia di riproporre la narrazione del crimine per amore o gelosia, spesso utilizzata per descrivere i femminicidi, che invece rappresenterebbero atti di possesso e di eliminazione della persona.

La consigliera contesta anche l’immagine femminile associata alla proposta di Vannacci, ritenuta stereotipata e confinata ai ruoli di cura e alla funzione riproduttiva. Loffi giudica dannoso anche il modello maschile delineato dal generale, perché imporrebbe agli uomini una figura rigida e limiterebbe la libertà di esprimere emozioni e di autodeterminarsi.

Secondo Loffi, il concetto di protezione può implicare possesso e richiamare la stessa dinamica alla base di molti femminicidi. La consigliera cita i dati del Viminale, secondo cui la maggior parte dei casi avviene in ambito familiare e coinvolge partner o ex partner. Per questo, sostiene, la protezione promessa può trasformarsi in paura e nella cancellazione dell’autonomia della donna. La proposta viene quindi considerata incompatibile con la parità e con la libertà femminile.