Una giuria di Chicago ha condannato Boeing a versare 29 milioni di dollari alla famiglia di Michael Ryan, ingegnere del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite morto nel disastro del volo Ethiopian Airlines del 2019. La decisione è maturata nell’ambito di una causa civile intentata negli Stati Uniti dalla vedova dell’uomo, Naoise Connolly Ryan.
Ryan, dipendente delle Nazioni Unite di origine irlandese, aveva 39 anni quando perse la vita nell’incidente. Nel corso della sua attività aveva lavorato durante l’epidemia di Ebola in Liberia e con i rifugiati Rohingya. Era tra le 157 persone a bordo del Boeing 737 MAX 8 precipitato poco dopo il decollo dall’Etiopia.
Il volo precipitato dopo il decollo
L’incidente avvenne il 10 marzo 2019. Il volo era partito dall’aeroporto di Addis Abeba, in Etiopia, ed era diretto allo scalo internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, in Kenya. Il velivolo si schiantò sei minuti dopo il decollo, causando la morte di tutte le persone presenti a bordo.
Il Boeing 737 MAX 8 era stato consegnato pochi mesi prima. La tragedia Ethiopian Airlines si verificò a meno di sei mesi da un altro incidente che aveva coinvolto lo stesso modello: il volo Lion Air 610, precipitato nell’ottobre 2018 poco dopo la partenza da Giacarta, in Indonesia.
Le cause civili contro il costruttore
I due incidenti mortali del 2018 e del 2019 hanno provocato complessivamente 346 vittime e hanno dato origine a numerose cause civili nei confronti di Boeing. Il procedimento promosso dalla vedova di Ryan è uno degli ultimi ancora pendenti secondo quanto riferito dai media internazionali, che citano un portavoce del tribunale statunitense.
Il risarcimento deciso dalla giuria riguarda la famiglia dell’ingegnere del Programma Alimentare Mondiale e si inserisce nel contenzioso seguito ai due disastri del 737 MAX. La sentenza è stata pronunciata a Chicago, mentre l’incidente al centro della causa si consumò lungo la rotta tra Addis Abeba e Nairobi.