Prato è la provincia italiana con la maggiore incidenza di occupati nel settore artigiano. La quota raggiunge il 31,6 per cento del totale degli addetti, secondo un’analisi dell’Area studi e ricerche della Cna realizzata su dati Istat. Il territorio si distingue anche per l’andamento del numero di imprese: tra il 2014 e il 2023 è l’unico in Italia ad aver registrato un aumento dell’incidenza delle attività artigiane sul complesso delle aziende, pari al 2,2 per cento.
Nel Paese, le imprese artigiane rappresentano complessivamente il 21,5 per cento delle attività attive. La provincia con la percentuale più elevata di aziende iscritte all’Albo dell’artigianato è però Nuoro, dove la quota arriva al 31,7 per cento, quasi un’attività su tre. Seguono Cuneo, Fermo, Asti e Reggio Emilia. In fondo alla graduatoria si trovano Milano, Caserta e Roma, mentre Napoli chiude la classifica con il 10,3 per cento.
Il primato sul lavoro
La graduatoria cambia quando il parametro considerato è quello degli addetti. In questo caso è la provincia di Prato a occupare il primo posto, davanti ad altri territori con una forte tradizione artigiana come Fermo, Nuoro, Macerata e Arezzo. Il dato evidenzia il peso del comparto nell’economia locale, pur inserendosi in un quadro nazionale caratterizzato da una progressiva riduzione della presenza artigiana.
Tra il 2014 e il 2023, infatti, l’incidenza delle imprese artigiane sul totale delle attività produttive italiane è diminuita del 3,9 per cento. Nello stesso periodo è calata del 3,5 per cento anche la quota degli addetti. La contrazione ha raggiunto l’8 per cento a Fermo e ha interessato in modo significativo anche Macerata, Chieti e Rieti. Prato rappresenta l’unica eccezione alla tendenza generale, con un dato in crescita sia sul fronte delle imprese sia su quello dell’occupazione.
Il nodo del ricambio generazionale
Secondo la Cna, tra le cause dell’indebolimento del settore c’è soprattutto la difficoltà nel ricambio generazionale. Molte imprese, pur mantenendo attività e mercato, faticano a trovare giovani interessati a proseguirne il percorso, lavoratori qualificati o persone disponibili a rilevarle. Il presidente nazionale della confederazione, Dario Costantini, indica come priorità una formazione più vicina alle esigenze aziendali, strumenti per agevolare la trasmissione delle attività e condizioni più favorevoli per chi intende avviare o continuare un’impresa artigiana.
L’analisi, diffusa il 13 agosto 2026, restituisce quindi un quadro doppio: da una parte il ridimensionamento del comparto su scala italiana, dall’altra la particolare tenuta di Prato, che mantiene il primato per incidenza degli addetti e registra l’unica crescita territoriale nell’incidenza delle imprese artigiane.