Una raccolta di prodotti alimentari destinati alle persone in difficoltà si è trasformata in una denuncia pubblica dopo la scoperta di alimenti non più utilizzabili. A segnalare l’accaduto è stato Mirko Damasco, presidente dell’associazione Salvagente, realtà impegnata da anni a Monza e in altri territori nella formazione sul primo soccorso, nella prevenzione degli incidenti e in iniziative benefiche rivolte a persone in condizioni di bisogno.
La scoperta durante la preparazione
Nelle ultime settimane, in occasione di alcuni corsi organizzati dall’associazione, ai partecipanti era stato rivolto un invito libero a portare prodotti alimentari da destinare alle famiglie in difficoltà. Quando il materiale è stato sistemato per preparare i pacchi, tra gli alimenti è comparso un prodotto con una scadenza particolarmente risalente: un pacco di pasta indicato come scaduto il 3 maggio 2023.
Secondo quanto riferito dall’associazione attraverso i propri canali social, la situazione non si sarebbe limitata a un singolo prodotto. In uno dei sacchetti raccolti, infatti, sarebbe stato trovato un insieme di alimenti ormai scaduti. Salvagente ha espresso rabbia e tristezza per quanto accaduto, sottolineando come alcune persone sembrino considerare le iniziative rivolte agli indigenti un’occasione per liberarsi di prodotti che non intendono più utilizzare.
La denuncia richiama quindi il significato stesso delle raccolte alimentari, organizzate per sostenere nuclei familiari che attraversano un periodo di difficoltà. L’associazione ha evidenziato che la partecipazione era volontaria e che l’obiettivo dell’iniziativa era offrire un aiuto concreto, non trasferire agli ultimi prodotti deteriorati o non più adatti alla distribuzione.
Le precedenti segnalazioni
Quello segnalato da Salvagente non sarebbe un episodio isolato nel mondo del volontariato. In passato, Lucia Troilo, fondatrice dell’associazione Angeli della Strada con sede a Bovisio Masciago, aveva denunciato una situazione analoga riguardante beni destinati alle persone indigenti.
In quella circostanza erano stati mostrati sui social abiti e oggetti per la casa vecchi, sporchi o inutilizzabili. Tra il materiale compariva anche uno scatolone con pentole ormai consumate, presentate come donazione da un benefattore. L’associazione aveva inoltre segnalato le spese di smaltimento sostenute per liberarsi dei beni non distribuibili e la quantità di indumenti rotti o in cattive condizioni consegnati alle persone in difficoltà.
Le due vicende riportano l’attenzione sulla necessità di verificare lo stato dei beni prima di destinarli a una raccolta. Per le associazioni, infatti, una donazione inutilizzabile non rappresenta soltanto un mancato aiuto: può comportare anche attività aggiuntive e costi per la selezione e lo smaltimento del materiale.