Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci. La dichiarazione è stata resa nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, durato oltre cinque ore, e conferma l’ipotesi sostenuta dalla Procura della Repubblica di Roma.
La ricostruzione del difensore
A riferire il contenuto dell’interrogatorio è stato Sergio Cola, avvocato difensore di Lavitola, al termine dell’atto. Il legale ha spiegato che il suo assistito avrebbe confermato l’impianto accusatorio formulato dagli inquirenti, riconoscendo di avere avuto il ruolo di mandante.
Secondo quanto riferito dal difensore, Lavitola avrebbe agito con l’obiettivo dichiarato di tutelare l’incolumità di Ranucci. Alla base della decisione, sempre nella ricostruzione fornita dall’avvocato, ci sarebbero stati diversi tentativi di aggressione ritenuti pericolosi ai danni del giornalista.
L’obiettivo indicato
La finalità attribuita da Lavitola alla propria condotta sarebbe stata anche quella di ottenere un rafforzamento della scorta assegnata a Ranucci. Cola ha infatti collegato l’azione alla volontà di far innalzare il livello di protezione del giornalista, presentandola come una misura pensata per prevenire ulteriori rischi.
L’ammissione è stata comunicata il 12 agosto 2026, dopo la conclusione dell’interrogatorio di garanzia. Il testo disponibile riporta le dichiarazioni del difensore e il riferimento all’ipotesi accusatoria della Procura di Roma, senza ulteriori elementi sulle modalità dell’attentato o sugli sviluppi successivi dell’indagine.