Lombardia

Un anno dopo i dazi: l’export bresciano verso gli USA cala di 68 milioni

Il report di Confindustria evidenzia un calo del 5,9% nelle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Un anno dopo l’introduzione dei dazi voluti dall’amministrazione Trump, l’export della provincia di Brescia verso gli Stati Uniti ha subito un calo significativo. Secondo il quinto numero di BFocus, report realizzato dal Centro Studi con OpTer dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, le esportazioni verso gli USA sono diminuite di 68 milioni di euro, corrispondente a una flessione del 5,9%, passando da 1,145 miliardi a 1,077 miliardi di euro.

Nonostante l’export complessivo della provincia sia aumentato del 2,4%, raggiungendo oltre 15 miliardi di euro, i settori tradizionali, come quello metalmeccanico, hanno subito pesanti perdite. Nel complesso, questi comparti hanno registrato una riduzione del 4,0%, con decrementi significativi nella metallurgia (-25,5%) e nei mezzi di trasporto (-32,8%).

I segni di resilienza

Malgrado le difficoltà, alcuni settori, come i macchinari (+1,5%) e il comparto elettronico (+32,3%), hanno dimostrato una certa resilienza. Anche l’industria alimentare e delle bevande ha registrato un incremento del 5,8%. A livello nazionale, l’export italiano verso gli USA ha avuto una crescita complessiva del 5,1%, supportato dai comparti farmaceutico e nautico. Senza di essi, l’export risulterebbe in calo del 7,3%.

Le sfide del reshoring

Tuttavia, nonostante i dazi abbiano influito, non si è assistito a un ampio fenomeno di reshoring, ovvero il rientro di attività produttive negli Stati Uniti. Maria Chiara Franceschetti, vice presidente di Confindustria Brescia, ha sottolineato che il calo non è allarmante, ma delicato, poiché altre province manifatturiere italiane stanno vivendo dinamiche simili. Secondo Daniela Bragoli, professoressa associata di Economia politica, produrre negli Stati Uniti richiede investimenti elevati e manodopera qualificata, ma questi ostacoli non rendono facile il raggiungimento degli obiettivi di reshoring suggeriti dalla retorica protezionistica. Inoltre, l’elevata inflazione e la dipendenza dalle importazioni possono aumentare i costi per la produzione domestica.