A Tuscania, un sito archeologico di straordinaria importanza, unico nel suo genere, sta subendo il lento degrado delle intemperie e della vegetazione. Questo territorio, che unisce una città etrusco-romana a un centro abitato medievale e rinascimentale, vanta opere come la basilica di San Pietro, adiacente a terme romane e resti di una strada romana. Nelle vicinanze si trova la basilica Santa Maria Maggiore e i resti del palazzo comunale del Rivellino, un potenziale palcoscenico per eventi culturali.
Nonostante l’enorme valore storico e culturale, le aree archeologiche sono trascurate, ricoperte da rovi e vegetazione. Mentre in altri paesi, come gli USA, tali siti sarebbero valorizzati e trasformati in importanti attrazioni turistiche, a Tuscania si assiste a un progressivo abbandono. Durante una recente processione dei santi patroni, i fedeli hanno potuto raccogliere more dai rovi lungo il percorso, mentre le piante di fico crescevano in mezzo ai resti di epoche passate.
Il comune ha tentato di intervenire, falciando l’erba in alcune zone, ma non ha potuto rimuovere le piante invadenti che danneggiano i ruderi. La situazione invita a riflettere su un potenziale futuro di valorizzazione turistica. Solleva domande sulla possibilità di aprire al pubblico la città etrusco-romana e di stimolare maggiormente l’offerta turistico-archeologica del territorio.
Politici di destra e di sinistra sono chiamati a fare la loro parte, lanciando battaglie per ottenere i fondi necessari alla gestione e valorizzazione di queste risorse inestimabili. Inoltre, è doveroso interrogarsi sull’allocazione dei fondi comunali, come quelli spesi per il “pallone di un giorno”, che avrebbero potuto essere dirottati per la manutenzione e la valorizzazione dell’area attorno alla basilica di San Pietro. Questa sarebbe un’occasione per segnalare un reale interesse verso uno dei patrimoni culturali più unici di Tuscania.