Il conto alla rovescia verso lo US Open prosegue, ma Carlos Alcaraz è ancora costretto a rincorrere il tempo. Il forfait al Masters 1000 di Cincinnati, appuntamento individuato come tappa fondamentale per il ritorno alle competizioni, ha inevitabilmente alimentato i dubbi sulla sua presenza a Flushing Meadows. L’obiettivo resta quello di difendere il titolo conquistato un anno fa, ma ogni giorno che passa rende il percorso di recupero sempre più delicato.
Il torneo dell’Ohio avrebbe dovuto rappresentare il banco di prova ideale. Non tanto per il risultato, quanto per verificare finalmente le condizioni del polso destro in una partita ufficiale, con tutte quelle sollecitazioni che nessun allenamento è in grado di riprodurre. Rinunciare anche a questo appuntamento significa presentarsi all’ultimo Slam della stagione senza certezze e con pochissimo margine per ritrovare ritmo e condizione.
L’ultima apparizione agonistica di Alcaraz risale infatti al 14 aprile, quando fu costretto al ritiro durante il torneo di Barcellona. In quell’occasione lo spagnolo spiegò così la natura del problema: “Ho sentito il polso cedere in una risposta durante la partita. Dopo gli esami, abbiamo visto che si tratta di un infortunio più grave di quanto ci aspettassimo, e devo ascoltare il mio corpo e assicurarmi che non mi crei problemi in futuro”.
Da quel momento il numero uno spagnolo ha dovuto osservare il circuito da spettatore. Sono sfumati gli appuntamenti sulla terra battuta, il Roland Garros e anche Wimbledon, mentre il rientro è stato continuamente rinviato per evitare ricadute. Una scelta dettata dalla prudenza, ma che ora rischia di trasformarsi in un ostacolo importante in vista dell’appuntamento più atteso.
Scendere in campo direttamente allo US Open dopo oltre quattro mesi senza incontri ufficiali rappresenterebbe infatti una scommessa. Un torneo dello Slam impone fin dal primo turno partite al meglio dei cinque set, in condizioni spesso estreme tra caldo, umidità e intensità degli scambi. Affrontare un impegno del genere senza aver ritrovato il ritmo gara potrebbe esporre il campione spagnolo a rischi non trascurabili, sia sul piano del rendimento sia su quello fisico.
Proprio per questo Cincinnati aveva assunto un’importanza particolare. Il Masters americano avrebbe permesso ad Alcaraz di testare il polso nelle situazioni più impegnative: un diritto giocato alla massima velocità, una risposta in allungo, un recupero in corsa o un punto decisivo sotto pressione. Sono proprio queste le giocate che caratterizzano il suo tennis spettacolare e imprevedibile, basato su accelerazioni improvvise e soluzioni fuori dagli schemi.
Negli ultimi giorni, tuttavia, non erano mancati segnali incoraggianti. I video diffusi durante gli allenamenti avevano mostrato uno spagnolo impegnato in sedute sempre più intense, lasciando immaginare un ritorno ormai imminente. Evidentemente, però, le sensazioni raccolte insieme al suo staff non sono state sufficienti per autorizzare un rientro in totale sicurezza.
Un’alternativa resta ancora aperta. Prima dello US Open si disputa infatti il torneo ATP 250 di Winston-Salem, dove Alcaraz potrebbe ottenere una wild card e disputare qualche incontro per ritrovare il ritmo partita. Anche questa soluzione, però, presenta diverse incognite: un cammino lungo nel torneo lo porterebbe a ridosso dell’inizio dello Slam, riducendo al minimo i tempi di recupero.
Le prossime due settimane saranno quindi decisive. Tutto dipenderà dalle risposte del polso e dalla condizione atletica generale. Alcaraz continua comunque ad allenarsi a Murcia sotto lo sguardo del fratello Alvaro, privilegiando soprattutto esercizi a rete e volée per limitare lo stress sull’articolazione. È cambiato anche il look, con le treccine lasciate da parte, mentre il sorriso è rimasto lo stesso. Secondo le ultime indicazioni, lo stop non sarebbe dovuto a una ricaduta dell’infortunio, bensì a un semplice ritardo nel programma di preparazione. Se il recupero non dovesse completarsi in tempo per New York, il ritorno potrebbe slittare alla Laver Cup di Londra, in programma dal 25 settembre, un contesto meno impegnativo che consentirebbe allo spagnolo di ritrovare il campo senza compromettere il pieno recupero fisico.