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Omesso versamento contributi: il calcolo si basa solo sulle somme pagate

La Cassazione stabilisce che il reato di omesso versamento contributivo dipende dall'effettiva retribuzione pagata.

Con la sentenza n. 27123 del 2026, la Terza Sezione penale della Corte di Cassazione chiarisce un importante principio relativo al reato di omesso versamento dei contributi. Questo reato, regolato dall’articolo 2, commi 1 e 1-bis, del D.L. n. 463 del 1983, si configura solo se la retribuzione è stata effettivamente corrisposta al lavoratore.

È il pagamento concreto dello stipendio, anche se avvenuto in modalità informali o parzialmente, a generare l’obbligo di versamento delle relative ritenute. Se la somma non è stata materialmente erogata, non è configurabile alcuna omissione penalmente rilevante, rimanendo, semmai, un inadempimento di natura civilistica.

Il caso e la soglia di punibilità

Il procedimento giudiziario riguarda la legale rappresentante di due associazioni operanti nel settore dell’accoglienza per anziani, condannata per non avere versato le ritenute previdenziali sui salari versati a dipendenti, per importi superiori alla soglia di punibilità di 10.000 euro, stabilita dal D.Lgs. 15 gennaio 2016.

La difesa aveva contestato la qualificazione dei rapporti di lavoro come subordinati, sostenendo che si trattasse di attività volontarie prive di subordinazione. Inoltre, metteva in dubbio le modalità di calcolo dei contributi omessi, sostenendo che gli accertamenti si fossero basati su stime presuntive anziché sulle somme realmente pagate ai lavoratori.

Decisone della Corte e motivazioni

La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo di ricorso, chiarendo che l’obbligo di versare le ritenute deriva esclusivamente dal pagamento effettivo delle retribuzioni, non dalla loro semplice maturazione contrattuale. Il non pagamento dello stipendio, anche se parziale, costituisce inadempimento civile, distinto dal reato di omesso versamento contributivo.

Nella specifica sentenza, i giudici avevano calcolato i contributi utilizzando parametri contrattuali senza verificare l’effettivo pagamento. Pertanto, la Corte ha annullato la sentenza con rinvio, richiedendo una nuova analisi, che deve prima identificare le retribuzioni realmente erogate ai lavoratori.