Nelle carceri italiane siamo dinanzi ad una gravissima emergenza umanitaria strutturale, aggravata dalle ondate di caldo di quest’estate. È il quadro del rapporto di metà anno 2026 dell’Associazione Antigone. Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%.
Si tratta di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Situazione fuori controllo per Antigone in Puglia, seguita da Molise, Basilicata e Lombardia.
In ben sei istituti penitenziari i detenuti sono più del doppio dei posti disponibili, con picchi allarmanti a Lucca (256,8%), Milano San Vittore (223,6%) e Latina (220,8%). E nei mesi estivi, spiega il rapporto, la vita in carcere si trasforma in un’esperienza al limite della sopravvivenza. Oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di “custodia chiusa”, trascorrendo la maggior parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi. In alcuni istituti poi le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria. La cronica carenza di ventilatori, preclusi all’acquisto per centinaia di detenuti indigenti, trasforma le camere in veri e propri forni.
Presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia, nel reparto Camerotti, situato al primo piano della struttura, le temperature estive soffocanti si sommano a un sovraffollamento sistematico, con presenze che arrivano fino a 5 persone in camere destinate a 3, e alla presenza di detenute affette da patologie pregresse, alimentando costanti fattori di tensione interna. Durante il periodo estivo poi, con il blocco delle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi.