Forza Italia Lecco ha presentato una proposta per abbassare da 14 a 13 anni la soglia dell’imputabilità penale, rilanciando un dibattito che torna a essere centrale nell’agenda politica nazionale. La proposta, a prima firma dell’onorevole Marta Fascina, è stata discussa in una nota della segreteria del partito, evidenziando la necessità di affrontare una ‘zona d’ombra’ in cui i minori sotto i 14 anni che commettono illeciti restano, di fatto, al di fuori della giustizia penale.
Il segretario provinciale Roberto Gagliardi ha sottolineato che l’educazione rimane il primo e fondamentale pilastro per prevenire comportamenti devianti. Tuttavia, ha riconosciuto che non tutti i ragazzi riescono a recepire gli insegnamenti scolastici. La nota evidenzia che episodi di aggressione e microcriminalità coinvolgono spesso ragazzi di 12 e 13 anni, i quali agiscono con la certezza di non subire conseguenze.
Non solo carcere
Forza Italia chiarisce che la proposta non intende aprire le porte del carcere ai minori, ma piuttosto consentire al Giudice per i Minorenni di attivare strumenti rieducativi come la messa alla prova e i lavori di pubblica utilità. La legge dovrebbe anche supportare i servizi sociali comunali, stabilendo paletti chiari per i minori e le loro famiglie.
La proposta di legge, identificata come AC 2720, è composta da due articoli e prevede modifiche all’articolo 98 del codice penale e alle norme del processo penale minorile. Parallelamente, il governo ha approvato un disegno di legge che introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i minori tra i 14 e i 18 anni, ma non modifica la soglia di imputabilità.
Casi recenti nel Lecchese
Sebbene la nota non menzioni episodi specifici, le cronache locali riportano diversi fatti che coinvolgono giovanissimi. Tra questi, il vandalismo di motocicli nel parcheggio della stazione di Bellano e la rapina a un quattordicenne in un parco cittadino, con autori di età compresa tra i 16 e i 17 anni, già imputabili secondo la legge attuale. Forza Italia conclude affermando che la sicurezza delle comunità e il futuro dei giovani sono priorità reali e che lasciare un tredicenne convinto che le proprie azioni non abbiano conseguenze è un atto di abbandono.