Chivasso (TO)

Morte di Andrea Vincenzi, la perizia: «Fu una patologia rara». Verso l’archiviazione per le pediatre

Per i periti, non la pertosse ma una malattia rara che avrebbe portato a una serie di complicazioni, a rotture spontanee a organi particolarmente fragili

Morte di Andrea Vincenzi, la perizia: «Fu una patologia rara». Verso l’archiviazione per le pediatre

Si prospetta l’archiviazione per le due pediatre dell’ospedale di Chivasso, indagate per «omicidio colposo» dalla Procura di Ivrea per la morte di Andrea Vincenzi, 12enne di Castiglione Torinese, portiere della squadra di calcio del Gassino San Raffaele e promessa del calcio dilettantistico Torinese, morto il 21 febbraio 2024 dopo che i suoi familiari, per ben tre volte in quarantotto ore, lo avevano portato in ospedale, a Chivasso, per poi optare per l’ultimo passaggio al Regina Margherita (ospedale del tutto estraneo ai fatti, ndr), dove è poi morto tra l’incredulità di tutta la comunità.

Morte di Andrea, la perizia: «Fu una patologia rara». Verso l’archiviazione per le pediatre

Nei giorni scorsi si è svolto a Ivrea l’incidente probatorio, strumento del diritto processuale penale che permette di assumere una prova in anticipo rispetto alla fase del processo. Uno strumento che si svolge durante le indagini preliminari o l’udienza preliminare per permettere di «blindare» delle prove che, con il tempo, potrebbero perdersi o alterarsi.
Per i periti Monica D’Amato e Vincenzo Tipo, la pertosse che avrebbe portato alla grave insufficienza respiratoria e alla morte di Andrea non sarebbe la causa scatenante. Bensì a una «insufficienza acuta del cuore con versamento pleurico a causa della variante vascolare della sindrome di Ehlers-Danlos». Insomma, per dirla in termini «semplici», una malattia rara che avrebbe portato a una serie di complicazioni, a rotture spontanee, a organi particolarmente fragili e, di riflesso, alla morte.
Il Pm Maria Baldari potrebbe così ora optare per l’archiviazione del caso per le due dottoresse (difese dai legali Enrico Calabrese e Gian Maria Nicastro).

Il dolore della famiglia

«Voglio capire perché nostro figlio è morto. Abbiamo il diritto di saperlo», avevano chiesto il papà di Andrea, Roberto Vincenzi (cresciuto a Castelrosso, dove vivono ancora i suoi famigliari e dove tutti lo ricordano ancora con affetto) e la mamma, Maria Valeria Bertana, nei giorni successivi all’autopsia e al funerale del piccolo, celebrato nel campo di calcio davanti a una folla commossa.
Con l’avvocato Stefano Castrale, che all’epoca assistiva la famiglia Vincenzi, che spiegava come «L’obiettivo deve essere quello di capire cosa sia realmente successo a Chivasso – dove è stato visitato e ricoverato – se siano stati eseguiti tutti gli accertamenti clinici e rispettati tutti i protocolli previsti, se la terapia antibiotica fosse appropriata».
Per l’avvocato Federico Morbidelli, legale della famiglia Vincenzi, «C’è l’ipotesi dell’archiviazione. Ci confronteremo con i miei assistiti ma ci opporremo in ogni modo a questa soluzione. Il motivo è presto detto. Nel referto dell’autopsia non si parla da nessuna parte di rotture spontanee, come invece viene rilevato nell’incidente probatorio dai periti. Andrea è morto per una insufficienza cardiaca dovuta al sanguinamento copioso. La malattia genetica? Ne prendiamo atto. Ma era un calciatore e di traumi, facendo il portiere, ne aveva subiti diversi ma mai un sanguinamento così copioso. In uno dei ricoveri era anche emerso un versamento di sangue piuttosto borderline.
A nostro parere si evince la negligenza delle professioniste: non si può dimettere un bambino con un versamento di sangue nel polmone e indicare, come cura, il passaggio dal medico di base per una terapia antibiotica. Anche perché il paziente, in tutta evidenza, non rispondeva alle terapie che peraltro non erano corrette nel dosaggio. Se quel versamento fosse stato trattato, con un ricovero per accertarne le cause, Andrea sarebbe sicuramente guarito».