Nazionale

Il Piano casa del Governo: tre pilastri per l’emergenza abitativa

Il Governo punta su recupero alloggi, valorizzazione patrimonio e investimenti privati.

Il Governo ha presentato un Piano casa che si basa su tre pilastri fondamentali per affrontare l’emergenza abitativa e rilanciare l’economia attraverso il coinvolgimento di risorse pubbliche e private. Il piano si concentra sul recupero degli alloggi popolari, sulla valorizzazione del patrimonio pubblico e sull’attrazione di capitali immobiliari.

Il primo intervento mira a recuperare le case popolari attualmente inutilizzate, un’azione che dovrebbe generare risultati rapidi evitando i lunghi tempi di costruzione di nuove abitazioni. La dotazione iniziale prevista è di 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, con l’obiettivo finale di raggiungere circa 7 miliardi di euro attraverso diverse fonti di finanziamento, inclusi i fondi delle leggi di Bilancio e il Fondo sociale per il clima.

Il coordinamento delle attività sarà affidato al commissario Felice Squitieri, mentre Invitalia si occuperà di pubblicare gli avvisi per i Comuni, le Regioni e gli enti gestori, come Arezzo Casa, che dovranno presentare progetti per riportare gli alloggi disponibili sul mercato.

Fondo Housing e capitali privati

Il secondo pilastro del piano è rappresentato dal Fondo Housing, gestito da Invimit, che dovrebbe avviarsi entro la fine dell’estate con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro. Questo fondo ha l’obiettivo di recuperare immobili pubblici abbandonati o inutilizzati, trasformandoli in opportunità per l’edilizia sociale e attirando investimenti a lungo termine.

Tuttavia, il capitolo più delicato riguarda i capitali privati. Il decreto stabilisce che almeno il 70% degli interventi dovrà essere destinato a abitazioni con prezzi calmierati, con uno sconto minimo del 33% rispetto ai valori di mercato. Il restante 30% potrà essere destinato alla libera commercializzazione. Questo meccanismo è progettato per attrarre grandi investitori, ma richiede una raccolta minima di un miliardo di euro per accedere alle semplificazioni previste, il che potrebbe escludere gli operatori più piccoli e concentrare il mercato nelle mani di grandi fondi.

Le simulazioni dell’ANCE mettono in evidenza che il modello 70-30 è più sostenibile nelle grandi città, dove la domanda abitativa e i valori immobiliari offrono margini più ampi. Nei centri più piccoli, invece, c’è il rischio che la redditività non sia sufficiente per attrarre i grandi investitori. La sfida sarà quindi verificare se il Piano casa riuscirà a tradurre le risorse annunciate in interventi concreti anche nelle realtà provinciali.