Il segretario generale della UIL di Rieti e della Sabina romana, Alberto Paolucci, ha denunciato come il combinato disposto tra il caro vita e la pressione fiscale stia erodendo progressivamente il potere d’acquisto di famiglie, lavoratori e pensionati nella provincia di Rieti. Secondo Paolucci, l’aumento del costo dei beni e dei servizi, unito al peso della tassazione locale, rischia di vanificare gli effetti positivi degli aumenti salariali e contrattuali, colpendo in particolare chi vive di stipendio o pensione.
Equità fiscale e potere d’acquisto
Paolucci ha sottolineato che questa situazione richiama il tema dell’equità, come evidenziato dal segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri. La difesa del potere d’acquisto, ha affermato, non può dipendere solo dalla crescita di salari e pensioni, ma deve essere accompagnata da una fiscalità più giusta e da una distribuzione più equilibrata del carico tributario. Gli aumenti ottenuti tramite contrattazione rischiano di essere erosi se non si interviene sui fattori che influenzano il reddito disponibile delle persone.
La UIL ha quindi chiesto al Governo di confermare la detassazione dei prossimi rinnovi contrattuali e di intervenire sulle addizionali regionali e comunali dell’Irpef, che non possono continuare a rappresentare il principale strumento di finanziamento a carico dei contribuenti. Paolucci ha evidenziato che la questione è particolarmente rilevante nei territori dove la fiscalità locale si somma a fragilità economiche e sociali già esistenti.
Confronto con altri territori
Un’analisi del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali ha rivelato che un contribuente reatino con un reddito di 20mila euro versa complessivamente 586 euro tra addizionale regionale e comunale, mentre per un reddito di 40mila euro il prelievo raggiunge 1.412 euro annui. Questi dati posizionano Rieti come il sesto capoluogo più oneroso d’Italia per i redditi di 20mila euro e il quinto per quelli di 40mila euro.
In un confronto con altri territori, emerge una netta differenza: a Mantova, ad esempio, i redditi di 20mila euro versano solo 263 euro tra addizionali comunali e regionali, mentre quelli di 40mila euro 778 euro. Questi dati confermano la necessità di una riforma della fiscalità locale che introduca criteri di maggiore equità e progressività, tuteli le persone più fragili e garantisca un rapporto più equilibrato tra prelievo fiscale e qualità dei servizi offerti ai cittadini.