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Leucemie, scoperto come il tumore sfugge al trapianto: uno studio del San Raffaele di Milano apre la strada a cure più personalizzate

Uno studio internazionale coordinato dall'Irccs Ospedale San Raffaele, pubblicato sul Journal of Oncology, individua uno dei meccanismi con cui la malattia riesce a sfuggire al controllo del sistema immunitario del donatore e indica nuove strategie per prevedere questo rischio.

Leucemie, scoperto come il tumore sfugge al trapianto: uno studio del San Raffaele di Milano apre la strada a cure più personalizzate

Per molti pazienti affetti da leucemia acuta, il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rappresenta una delle principali possibilità di guarigione. Ma la recidiva dopo il trapianto continua a essere la principale causa di fallimento terapeutico. Ora uno studio internazionale coordinato dall’Irccs Ospedale San Raffaele, pubblicato sul Journal of Oncology, individua uno dei meccanismi con cui la malattia riesce a sfuggire al controllo del sistema immunitario del donatore e indica nuove strategie per prevedere questo rischio.

La ricerca, guidata dal professor Luca Vago (nella foto) e realizzata dal consorzio Hlaloss con il sostegno anche di Fondazione Airc, ha analizzato 533 casi di recidiva raccolti in 27 centri di sette Paesi. I ricercatori hanno scoperto che nel 15,6% dei casi le cellule leucemiche perdono specifiche molecole HLA, fondamentali per essere riconosciute dal sistema immunitario. In questo modo il tumore diventa di fatto “invisibile” alle difese del donatore e può riprendere a proliferare.

«Abbiamo chiarito quanto spesso avviene questa perdita di HLA, in quali condizioni è più probabile e quali sono le conseguenze cliniche», spiega Vago. Il gruppo ha inoltre sviluppato uno strumento informatico capace di stimare il rischio di questo fenomeno sulla base delle caratteristiche genetiche di paziente e donatore. Un supporto che potrebbe aiutare i centri trapianto a scegliere il donatore più adatto e a pianificare strategie terapeutiche più efficaci.

Lo studio evidenzia anche che, una volta avvenuta la perdita di HLA, alcune terapie oggi impiegate risultano poco efficaci, mentre altre potrebbero offrire maggiori benefici. Un risultato che rafforza l’idea di una medicina sempre più personalizzata. «Comprendere meglio i meccanismi della recidiva significa poter offrire nuove opportunità terapeutiche e maggiore fiducia ai pazienti», conclude il professor Fabio Ciceri. Un passo avanti che potrebbe migliorare concretamente la gestione delle leucemie acute dopo il trapianto.