Roma (RM)

Coesione e competitività, da Roma la linea di FdI-ECR per il futuro dell’Europa: “I territori al centro del nuovo bilancio Ue”

Arianna Meloni: “Noi siamo sempre stati contro un'Europa che pretende di sostituirsi alle nazioni invece di aiutarle e sostenerle. E la nostra visione finalmente ha trovato spazio"

Coesione e competitività, da Roma la linea di FdI-ECR per il futuro dell’Europa: “I territori al centro del nuovo bilancio Ue”

La politica di coesione non rappresenta un semplice meccanismo di redistribuzione delle risorse, ma il motore della competitività europea. È questo il messaggio emerso dal seminario “La forza dei territori – Coesione e competitività: la sfida italiana per l’Europa”, organizzato venerdì 10 luglio 2026 a Roma dalla delegazione di Fratelli d’Italia-ECR al Parlamento europeo.

Ad aprire i lavori sono stati Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia-ECR e promotore dell’incontro, Giovanni Donzelli, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, e il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti. Il dibattito, a seguito di un importante momento di confronto tra gli eurodeputati di Fratelli d’Italia e gli amministratori regionali e locali, è proseguito con gli interventi del della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, di Arianna Meloni, capo della segreteria politica di FdI, e del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, prima delle conclusioni affidate a Fidanza e al copresidente del gruppo ECR Nicola Procaccini.

Per Carlo Fidanza, la competitività europea non può prescindere dalla coesione territoriale. “È sbagliato pensare alla coesione come a una vecchia politica assistenzialistica. Oggi coesione vuol dire infrastrutture, energia, connessioni, trasporti, turismo e, di conseguenza, sviluppo economico. Mettere i territori nelle condizioni di poter competere ad armi pari per la competitività delle loro imprese e delle loro comunità locali è fondamentale. Noi non vediamo, e ci impegniamo affinché questa visione passi, alcuna dicotomia tra coesione e competitività: le consideriamo, anzi, i due pilastri su cui fondare il bilancio europeo, mantenendoli insieme. Ovviamente sappiamo che c’è un’ostilità da parte dei Paesi frugali anche rispetto a nuove forme di debito comune”, ha sostenuto Fidanza.

Nel suo intervento, Tommaso Foti ha insistito sulla necessità di una politica di coesione orientata ai risultati: “Non si può fare politica di coesione senza il coinvolgimento dei territori. Non si può pensare di portare avanti una politica di tagli sulla politica agricola comune e sulla politica di coesione, perché quelle due politiche sono i pilastri sui quali è nata l’Unione europea”.

Una visione che si lega direttamente alla strategia del Diritto a Restare, sostenuta dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, il quale ha affermato: “Siamo in un momento sicuramente cruciale e importante, perché siamo nel mezzo della programmazione 2021-2027 e alla vigilia, nel pieno della discussione, del futuro bilancio 2028-2034. Abbiamo due elementi fondamentali: il primo è quello relativo alle politiche e ai loro obiettivi, e la coesione è un obiettivo centrale, fondamentale, cardine anche dei Trattati, per la riduzione delle disparità territoriali. Ha bisogno certamente di essere modernizzata rispetto alle nuove esigenze, cosa che abbiamo fatto all’interno della proposta di revisione di medio termine dell’attuale bilancio 2021-2027, con risultati molto importanti e positivi, pari a circa 35 miliardi di euro su nuove priorità che abbiamo individuato d’intesa con gli Stati membri e con le Regioni”.

Al centro del confronto è stato quindi il prossimo bilancio europeo, sul quale è intervenuta la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna. Il capo della segreteria politica Arianna Meloni ha invece affermato: “Noi siamo sempre stati contro un’Europa che pretende di sostituirsi alle nazioni invece di aiutarle e sostenerle. E la nostra visione finalmente ha trovato spazio. Ha trovato spazio quando Giorgia Meloni, grazie alla sua autorevolezza, ha riportato l’Italia al centro dello scacchiere internazionale. Ed è grazie a questa autorevolezza dell’Italia – che prima era sempre mancata – se l’Europa ha finalmente invertito la rotta su alcuni temi fondamentali. Uno tra tutti: l’immigrazione clandestina”.

Nelle conclusioni, Nicola Procaccini ha allargato il ragionamento alla più ampia strategia dei Conservatori europei, rivendicando il contributo del gruppo ECR al cambio di impostazione della Commissione. Tra le priorità indicate figurano una revisione del Green Deal, definito “un auto-dazio” per l’industria europea, il rafforzamento della competitività e una politica industriale capace di ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione, dall’approvvigionamento delle materie prime ai fertilizzanti.