Bergamo (BG)

Operazione “King George”, smantellata rete italo-albanese del narcotraffico nel Nord Italia

Otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, perquisizioni per 33 indagati e sequestri per 1,1 milioni di euro in profitti illeciti

Operazione “King George”, smantellata rete italo-albanese del narcotraffico nel Nord Italia

La Guardia di finanza ha smantellato un’organizzazione criminale transnazionale italo-albanese dedita al traffico di sostanze stupefacenti tra Lombardia, Liguria, Toscana e le principali località turistiche dell’Alto Adriatico. L’operazione, denominata “King George”, è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Trieste, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano, con il supporto del Servizio centrale investigativo criminalità organizzata della Guardia di finanza.

L’organizzazione disponeva di basi logistiche nelle province di Brescia, Lecco, Milano, Monza Brianza, Pavia, Savona e Siena e riforniva abitualmente le piazze di spaccio di Lombardia, Liguria e Toscana. Durante la stagione estiva l’attività si estendeva anche alle principali località turistiche del Nord-Est, tra cui Sistiana, Grado, Latisana, Lignano Sabbiadoro, Bibione, Jesolo e Caorle, dove la droga veniva distribuita nei pressi di discoteche, pub, stabilimenti balneari e strutture ricettive.

Come funzionava la “macchina” della droga

Le indagini hanno avuto origine da un controllo effettuato a Latisana, vicino a Lignano Sabbiadoro, che ha portato all’arresto di due corrieri e al sequestro di due chilogrammi di marijuana. Da quell’episodio gli investigatori hanno ricostruito la struttura dell’organizzazione, composta prevalentemente da cittadini albanesi attivi in diverse province lombarde, inducendo la Direzione distrettuale antimafia di Milano ad assumere il coordinamento dell’inchiesta.

Le investigazioni si sono sviluppate attraverso pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche, ambientali audio e video e l’impiego di strumenti tecnologici avanzati. Secondo gli inquirenti, il gruppo utilizzava piattaforme di comunicazione criptate, cambiava frequentemente telefoni cellulari, schede Sim e autovetture per ridurre il rischio di essere individuato.

L’approvvigionamento di cocaina, hashish e marijuana avveniva lungo consolidate rotte balcaniche, grazie alla collaborazione tra organizzazioni criminali italiane e gruppi albanesi. Gli investigatori hanno inoltre scoperto una serra nella campagna pavese, utilizzata dall’organizzazione per avviare una produzione autonoma di marijuana.

Una volta introdotta in Italia, la droga veniva nascosta in appartamenti e garage presi in affitto tramite prestanome incensurati. Successivamente veniva distribuita attraverso una rete di corrieri, definiti dagli stessi investigatori “cavallini”, incaricati di consegnare lo stupefacente ai pusher attivi nelle piazze di spaccio e nelle località turistiche.

Per lo spaccio l’organizzazione impiegava sia italiani sia giovani cittadini albanesi senza precedenti penali, fatti arrivare in Italia per periodi inferiori ai 90 giorni, il limite previsto per i soggiorni turistici, e poi sostituiti con altri connazionali.

Otto arresti e 33 indagati, sequestrati 1,1 milioni

Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati: 70,5 chilogrammi di marijuana, di cui 64 a Sesto San Giovanni, 2 a Latisana e 4,5 a Lecco; 21 chilogrammi di cocaina, di cui 20 a Saronno e uno a Milano; una pistola Beretta calibro 9 con matricola abrasa e munizioni; un’Alfa Romeo Stelvio modificata con un doppiofondo per il trasporto della droga. Durante le indagini sono state inoltre arrestate in flagranza di reato sette persone.

Al termine delle investigazioni il gip di Milano, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha emesso otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti vertici dell’organizzazione. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni nei confronti di 33 indagati, accusati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, produzione e detenzione di droga, ricettazione, riciclaggio e detenzione di armi clandestine.

Parallelamente la Guardia di Finanza ha ricostruito il patrimonio accumulato con i proventi del narcotraffico, quantificando in 1,1 milioni di euro i profitti illeciti. La Procura ha disposto il sequestro preventivo di immobili, autovetture, gioielli, denaro contante e disponibilità finanziarie.

Nel corso delle perquisizioni è stato inoltre arrestato un altro indagato per detenzione di armi clandestine. Sono stati sequestrati ulteriori 7,2 chilogrammi di marijuana, due pistole con matricola abrasa, munizioni, dieci armi bianche, orologi di lusso Rolex e denaro contante in valuta italiana ed estera.