Il processo a Pavia contro quattro attivisti del clima per il blocco della raffineria ENI di Sannazzaro nel 2023 è stato rinviato al 18 novembre. Lo slittamento servirà ad avviare un percorso di giustizia riparativa e di confronto diretto tra i giovani imputati e l’azienda.
Blocco raffineria ENI: slitta il processo agli attivisti
Entra in una fase di attesa e mediazione il procedimento giudiziario che vede coinvolti quattro giovani attivisti per il clima, protagonisti nel settembre del 2023 di un’azione simbolica di disobbedienza civile davanti ai cancelli della Raffineria ENI di Sannazzaro de’ Burgondi. L’udienza tenutasi lo scorso 1 luglio 2026 presso il Tribunale di Pavia ha segnato un momento cruciale con l’audizione dei testimoni della difesa, ma per la sentenza definitiva bisognerà attendere l’autunno: il giudice ha infatti disposto il rinvio del processo al prossimo mercoledì 18 novembre 2026, al fine di consentire lo svolgimento di un percorso di giustizia riparativa che prevede un confronto diretto tra gli imputati e i rappresentanti del colosso energetico.
Le accuse
I fatti al centro del processo risalgono alle mobilitazioni autunnali del 2023, organizzate dall’allora Fridays For Future Pavia. Nelle scorse settimane, i membri del movimento sono confluiti nel “Bargniff”, un nuovo gruppo che continua a occuparsi in modo attivo di crisi climatica e tutele ambientali sul territorio.
Durante quella protesta di tre anni fa, i quattro giovani si erano incatenati a uno degli ingressi del polo petrolchimico per accendere i riflettori sull’impatto ambientale dei combustibili fossili. A seguito dell’azione, erano scattate pesanti denunce penali per violenza privata, invasione di terreni ed edifici e imbrattamento. Per alcuni di loro, inoltre, le autorità avevano emesso Fogli di Via Obbligatori, vietando il reingresso nel comune di Sannazzaro.
“Dissenso sotto attacco”
L’udienza di mercoledì scorso ha dato voce agli imputati, i quali hanno espresso forte preoccupazione per il clima di crescente criminalizzazione che avvolge i movimenti di protesta in Italia.
“In questo periodo storico il dissenso è sotto attacco “ spiega Laura, una degli imputati nel processo: “Nostro compito è difenderlo anche nelle aule di tribunale. Con i Decreti Sicurezza, passati attraverso procedimenti emergenziali che di fatto scavalcano il Parlamento, e con l’irrigidimento delle normas già presenti, una semplice azione simbolica diventa il pretesto per richiedere anni di carcere. Se sotto attacco è un’azione come la nostra, in futuro potrebbero esserlo anche i tanti picchetti sindacali che anche a Sannazzaro si sono tenuti in questi anni per le condizioni di lavoro sul sito”.
Il rinvio a novembre è giunto al termine di una sessione dedicata ai testimoni chiave della difesa, chiamati a contestualizzare le ragioni profonde che hanno spinto il gruppo a incatenarsi davanti alla raffineria.
“L’udienza si è conclusa con un rinvio al 18 novembre” spiega Simone: “sono stati interrogati come testimoni il giornalista d’inchiesta Andrea Turco dell’associazione A Sud e il consigliere nazionale di Legambiente Patrizio Dolcini che hanno riferito sulla dannosità di ENI e i motivi della protesta”.
I nodi ambientali
Al centro del dibattito politico e ambientale resta il futuro dello stabilimento di Sannazzaro de’ Burgondi e l’efficacia dei piani di riconversione industriale presentati dall’azienda.
“La Raffineria oggi segue un processo di transizione in bioraffineria che sappiamo essere insufficiente ma al contempo anche effetto diretto delle tante mobilitazioni per la giustizia climatica” afferma Bjork, imputata: “La Bioraffineria stessa però è di fatto una strategia per delocalizzare i danni, sfruttando zone in altri stati del mondo per produrre materiale naturale necessario per la bioraffinazione”.
La crisi climatica
Il processo si inserisce in un contesto globale segnato da eventi meteorologici sempre più estremi, che secondo i movimenti ecologisti dimostrano l’urgenza di un cambio di rotta immediato e non più rimandabile.
“Da parte nostra sappiamo che la crisi climatica è oggi una realtà” conclude Pietro, imputato: “In queste settimane gli effetti delle scelte delle aziende fossili hanno causato centinaia di morti in Europa per le ondate di calore, un numero che sicuramente è sottostimato e che solo nei prossimi mesi potrà essere valutato, e giganteschi danni a tutte le nazioni del mondo. Non si tratta di ideologia: è ciò che stiamo vivendo tutti e sappiamo di chi è la colpa”.

