Firenze (FI)

Monni visita Sollicciano, impedito l’accesso all’articolazione della salute mentale

L'assessore regionale alla sanità: "fatto estremamente grave"

Monni visita Sollicciano, impedito l’accesso all’articolazione della salute mentale

“Oggi ci è stato impossibile accedere ai locali dove è stata trasferita l’articolazione della salute mentale” del carcere di Sollicciano “che è  competenza organizzativa dell’assessore regionale alla sanità”. Lo ha sostenuto l’assessora della Toscana Monia Monni a margine di una visita al penitenziario fiorentino insieme al direttore generale dell’Asl Toscana Centro, Valerio Mari. “Lo ritengo uno fatto estremamente grave – afferma Monni – perché, essendo il carcere in una fase di riorganizzazione dovuta a un legittimo provvedimento e auspicato provvedimento della magistratura, in questo momento alcuni detenuti in condizione di grande fragilità sono in situazioni temporanee. Pur consentendoci di parlare con loro, non ci hanno fatto vedere in condizioni sono i locali”, tema che non è dissociato da quello “della loro salute. Questo ci ha profondamente amareggiati. Faremo richiesta anche alla magistratura per poter accedere e per svolgere fino in fondo il nostro lavoro”.  “Dopo questa visita torneremo – assicura – perché vogliamo vedere i locali della salute mentale”.

La reazione degli psicologi. “Preoccupa il fatto che all’assessora regionale alla sanità Monia Monni sia stato negato l’accesso ai locali dell’articolazione della salute mentale durante la visita istituzionale, perché la trasparenza è fondamentale garantire la piena tutela dei percorsi di cura per i detenuti”. Lo afferma Simone Mangini, vicepresidente e referente del Gruppo di lavoro Psicologia Penitenziaria dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, dopo che oggi è stato impedito all’assessora Monni di visitare gli spazi dedicati alla salute mentale nel carcere fiorentino di Sollicciano. “Pur comprendendo le difficoltà organizzative che sta attraversando il carcere di Sollicciano – spiega Mangini -, riteniamo importante che venga garantita la massima trasparenza sulle condizioni in cui vengono erogati servizi così delicati”.
“Da tempo – sottolinea il referente – richiamiamo l’attenzione sulle criticità che interessano il sistema penitenziario. Sovraffollamento, carenza di spazi e condizioni strutturali difficili incidono non solo sulla qualità della vita delle persone detenute, ma anche sull’efficacia dei percorsi di cura psicologica e sulle condizioni di lavoro di tutti i professionisti sanitari e di chi opera all’interno del penitenziario”.
“La salute psicologica – conclude Mangini – è parte integrante del diritto alla salute e richiede luoghi adeguati, continuità assistenziale e la possibilità per gli operatori di svolgere il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili, soprattutto in carcere”.