Sul territorio l’aspettativa di vita sale a 83 anni, ma solo 60 sono quelli trascorsi in salute

Dal monitoraggio Istat, rispetto all’area dell’Asl To4, emerge anche un divario di genere e ad essere più longeve sono le donne

Sul territorio l’aspettativa di vita sale a 83 anni, ma solo 60 sono quelli trascorsi in salute

Sul territorio l’aspettativa di vita sale a 83 anni, ma solo 60 sono quelli trascorsi in buona salute: i dati dal monitoraggio Istat.

L’aspettativa di vita sale a 83 anni

Si vive di più rispetto al passato, ma non sempre in buona salute. È quanto certificato dai dati Istat rispetto alle aspettative di vita che, nel nostro territorio, al momento della nascita, si attestano ad 83,4 anni (in perfetta linea con il trend nazionale). Resta, però, ben marcato il divario di genere, con le donne che sfiorano gli 84,8 – 85,4 anni e gli uomini che si «fermano» agli 80,2 – 81,4 anni.
Un monitoraggio che, va precisato, non fotografa la situazione dei singoli Comuni ma considera in modo omogeneo il territorio dell’Azienda sanitaria di riferimento (in questo caso quello dell’Asl To4, di cui fa parte anche Settimo). E dagli ultimi dati emerge come il 2024 abbia rilevato la fine della crisi della mortalità legata al Covid, con un recupero completo della speranza di vita. Una fotografia che si riflette anche in Piemonte, in cui proprio nel 2024 si è raggiunto il massimo storico dell’aspettativa di vita.

La qualità della vita

Se, però, da un lato, i numeri mostrano una linea del tempo che si allunga rispetto al passato, e che torna praticamente ai livelli pre-pandemia, dall’altro lato fa riflettere l’analisi che riguarda la qualità della vita. Dai dati nazionali, infatti, gli anni in buona salute scendono a 58,1 anni a causa dell’aumento di patologie croniche e di disabilità. Praticamente, matematica alla mano, si rischia di poter trascorrere 25 anni di vita in uno stato non completamente soddisfacente. O comunque con delle oggettive limitazioni fisiche. Situazione quasi analoga se guardiamo la nostra area di riferimento. L’aspettativa di vita in salute (o percezione di buona salute) sotto l’Asl To4 oscilla intorno ad una media dei 60 anni. Ma è su questo punto che balza all’occhio quello che potremmo definire «un paradosso di genere»: le donne, infatti, pur vivendo statisticamente più a lungo degli uomini, trascorrono meno anni in buona salute. Secondo il monitoraggio, questo succede perché la categoria femminile tende ad essere più colpita da patologie croniche che insorgono precocemente e che possono rivelarsi debilitanti sul lungo periodo, come l’artrosi o l’osteoporosi. E c’è proprio l’artrosi tra i fattori che, in particolare sul territorio dell’Asl To4, incidono negativamente rispetto alla qualità della vita, insieme a patologie come l’ipertensione arteriosa e ai disturbi respiratori cronici. In questo scenario, tra speranza e benessere di vita, entrano in gioco le politiche di welfare adottate a livello politico e le scelte che un’Amministrazione, insieme agli enti competenti, può mettere in campo per potenziare la qualità di vita. Un nodo cruciale per le politiche regionali ma anche, dal punto di vista assistenziale, per quelle comunali.

Il commento di Piastra: “Fondamentali le Case di Comunità”

«L’Asl To4 è molto diversa al proprio interno. Per quanto riguarda Settimo, la nostra città ha una presenza molto elevata di posti letti per persone anziane e per anziani non autosufficienti. Sia per quanto riguarda i post Cavs e lungodegenza del nostro Ospedale, che concentrano su Settimo una buona parte dei numeri totali dell’Asl To4 ,e sia considerano il numero di posti tra Rsa pubbliche e private». Parte da questa premessa il commento della sindaca Elena Piastra che, poi, si concentra sulle politiche che un Comune può adottare da un punto di vista socio-assistenziale. «Un Comune può fare molto insieme al comparto sanitario. Su questo, insieme all’Asl To4 stiamo lavorando moltissimo sulla Casa di Comunità. La sperimentazione iniziata due anni fa, partita proprio da Settimo, sta andando molto bene e prevede un Punto unico di accesso, ovvero il Pua, dove la famiglia dell’anziano trova di fatto, nello stesso posto, sia i servizi assistenziali che quelli infermieristici e sanitari. Intorno a quello, ci sono poi altri servizi – spiega Piastra -. La casa di comunità va nella direzione di occuparsi soprattutto delle malattie croniche perché, di fatto, oggi, la sanità territoriale ha due grandi macro temi di cui occuparsi: le cronicità da una parte e dall’altra l’attività preventiva. Ed è soprattutto su queste due aree che il Comune sta lavorando».